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La lavanda dei piedi:  rendere visibile per sempre la logica che ha guidato tutta l’esistenza di Gesù 

Giovedì 6 aprile 2023 (Giovedì Santo, “cena del Signore”) Don Massimiliano Sabbadini (Consigliere spirituale de La Pietra Scartata) commenta il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,1-15)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,1-15)

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Il commento di Don Massimiliano

Come io ho fatto a voi”: le ultime parole del brano evangelico possono costituirne una chiave di lettura.

Gesù, entrando consapevolmente e liberamente nei giorni della sua passione, morte e resurrezione si appresta a lasciare ai suoi amici il proprio testamento espresso nell’intreccio di parole, azioni e doni. La consegna che “il Signore e Maestro” ci dà vuole essere “un esempio”, non può restare lettera morta, chiede di essere raccolta, imitata e praticata dai discepoli di ogni tempo.

In questo Giovedì Santo vogliamo dunque lasciarci completamente e concretamente coinvolgere per poi fare come Gesù ha fatto a noi.

Ciò significa accogliere la rivelazione che il Signore ci offre e attuarne poi la lezione che ne consegue.

La rivelazione è quella verso la quale convergono tutte le Scritture: Dio è amore. Lo si comprende non tanto e soltanto leggendo tutto il Primo e il Nuovo Testamento, ma soprattutto contemplando Gesù che “sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto”.

La logica del Figlio di Dio 

Il gesto sorprendente, umile, del Maestro non si limita a una semplice esortazione morale: il Cristo vuole rendere visibile per sempre la logica che ha guidato tutta la sua esistenza e che costituisce la sua dignità di Figlio di Dio. Il Padre si conosce, gli si appartiene e lo si testimonia amando, cioè servendo e donandosi. Ogni figlio, come Gesù è chiamato a essere immagine e trasparenza di Dio che ama, serve, si dona.

La lavanda dei piedi che la Chiesa rievoca annualmente rappresenta allora anche la lezione che continuamente ogni comunità, a cominciare da ogni famiglia cristiana, può apprendere e realizzare: il servizio umile e concreto è la via dell’amore e della fede. Solo così esprime anche la sua piena autorità. In altri termini: ciò per cui i cristiani e la Chiesa possono “contare”, tanto nel mondo quanto in tutte le relazioni interpersonali e sociali, è l’annuncio e la testimonianza dell’amore di Dio, umile, concreto, per tutti, piegato sulle necessità di ogni persona per ridare a ciascuno dignità e gioia.

Si inizia sempre dai piedi di chi abbiamo vicino

Lasciamoci amare così nello svolgersi dei santi misteri del Triduo Sacro e cominciamo subito anche noi a seguire questo esempio. Si inizia sempre dai piedi di chi abbiamo vicino: il coniuge, i figli, i genitori, i fratelli, i suoceri … fino ai colleghi, agli estranei e persino a coloro che avvertiamo ostili. Lo sguardo di chi serve come Gesù impara a non partire dall’alto, dall’affermazione del proprio io, ma dal livello dove sta camminando il nostro prossimo. L’acqua di quel catino e il panno dell’asciugamano possono ben rappresentare ogni dono semplice che il Signore ci trasmette per camminare verso il Padre, insieme, tutti come fratelli e sorelle, lieti nelle fatiche e fiduciosi oltre la polvere dei nostri poveri passi.

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