Il lockdown ha portato benefici nei rapporti familiari e nel rendimento scolastico, ma ha anche peggiorato fenomeni tra i quali cyberbullismo e utilizzo dei social media. Il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità
Con la pandemia si è riscoperto il valore della famiglia: un giovane su due ha migliorato i propri rapporto con i genitori. La convivenza forzata durante il lockdown ha peggiorato lo stile di vita dei giovani e ha causato danni alla loro salute mentale; di contro, però, ci sono stati effetti positivi nelle relazioni familiari con genitori, fratelli e nonni.
La ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità
Un recente studio effettuato dall’Istituto Superiore di Sanità ha confermato questo fenomeno, che era stato già rilevato da un rapporto Unicef effettuato a novembre 2020. L’Iss ha inoltre individuato lo stato di salute dei giovani dagli 11 ai 17 anni nel periodo post Covid, coinvolgendo quasi 90mila ragazzi, allargando il campo anche ad aspetti quali l’utilizzo dei social media, le abitudini alimentari e l’assunzione di alcol e sostanze stupefacenti.
I dati
È emerso che il 54% degli adolescenti ha vissuto un miglioramento dei rapporti familiari durante la pandemia; lo stesso fenomeno si riduce con l’età a partire dal 67% degli undicenni fino al 45% dei diciassettenni. Inoltre, il 42% dei ragazzi ritiene che il Covid abbia avuto risultati positivi sul rendimento scolastico, fenomeno che anche in questo caso si riduce con l’aumento dell’età.
Infatti, secondo una circolare dell’allora ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nel biennio 2019-2020 le bocciature sono state ridotte quasi a zero in tutte le scuole di ordine e grado.
L’impatto generale sulla salute mentale, invece, è stato assai negativo e diffuso tra gli adolescenti. Il 52% delle ragazze ha dichiarato conseguenze negative a fronte del 31% dei ragazzi. La percezione di “buona salute” diminuisce con l’aumentare dell’età ed è più sentita dalle donne.
È aumentato l’utilizzo di computer e cellulare e, di conseguenza, l’utilizzo dei social: a farne un uso problematico sono il 16,9% delle ragazze e il 10,3% dei ragazzi.
Un altro dato fondamentale e preoccupante riguarda il cyberbullismo: frequente per il 17% nelle donne e il 13% negli uomini; 19% a undici anni, 16% a tredici e 10% a quindici.
Le problematiche del lockdown hanno lasciato il segno. Per i ragazzi, con l’aumento dell’età, è diminuita l’abitudine di fare colazione. Inoltre, meno di un giovane su dieci svolge attività fisica quotidianamente. Restano a rischio il consumo di alcol, in aumento tra le ragazze, il fumo di sigaretta che prevale anch’esso tra le donne, la propensione al gioco d’azzardo che colpisce di più gli uomini.
I commenti
«La sorveglianza degli stili di vita dei nostri ragazzi e ragazze è particolarmente preziosa perché ci aiuta a intercettare fenomeni nuovi, come il cyberbullismo legato all’uso dei social media, dai quali dipendono in modo significativo la loro salute e la loro qualità di vita», ha commentato Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss.
«I numeri della ricerca confermano quanto noi vediamo già da mesi: gli adolescenti sono la categoria che più ha sofferto il periodo di emergenza e “clausura” necessario a causa del Covid». Sostengono Emi Bondi, presidente della Società italiana di psichiatria (Sip) e Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf) per i quali «la salute mentale deve essere la priorità della sanità pubblica italiana, anche perché presto le malattie della psiche supereranno per numero quelle oncologiche e cardiovascolari. Dal ministro della Salute Orazio Schillaci ci aspettiamo attenzione a questo problema», concludono Bondi e Mencacci.
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