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Genitori chiamati a diventare una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna, a cui chiunque possa attingere

Domenica 12 marzo 2023 (terza domenica di Quaresima) Cristina e Claudio Cafarelli (Gruppo famiglie Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,5-15.19b-26.39a.40-42)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,5-15.19b-26.39a.40-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Il commento di Critina e Claudio

Anche oggi, la Parola ci parla. Lo fa con un episodio che conosciamo benissimo e, questa volta, lo fa saltando tutta una serie di versetti, quelli in cui si parla della vita di questa donna, con il riferimento, ad esempio, ai mariti avuti. Forse per questo, forse per altro (chissà), ciò che ci colpisce maggiormente oggi sono i versetti iniziali che raccontano di Gesù:
· Un Gesù che “giunge”! … evidentemente dopo essersi “mosso”.
· Un Gesù che “è affaticato”. Interessante! Anche lui?! Che stile però! Non so se capita anche a voi di sentirvi stanchi: a noi a volte sì. I figli da scorrazzare a destra e a sinistra. Il lavoro. Le faccende di casa. La spesa. Quando siamo stanchi, tanto stanchi, iniziamo anche a rispondere male, perdiamo più facilmente la pazienza. Di fatto, forse in scia a un vero e proprio spirito di sopravvivenza, tendiamo a mettere noi stessi avanti a tutto il resto, anche a chiuderci (per lo meno è quello che capita a noi); vorremmo non sentire più (almeno per 5 minuti!) lamentele, cerchiamo il modo di “staccare la spina”, riposarci, dormire un po’ e, così, “ricaricarci”. E Gesù, invece?
· Un Gesù che “sedeva”. Lui si siede e, di fronte all’occasione di raccontare la Buona Notizia a qualcuno mai visto prima, si “attiva” ancora. Non fa finta di niente perché quello è “il mio momento di riposo e nessuno deve infastidirmi”. Cerca subito di entrare in relazione. È stanco, ma… non si stanca: mai!

Quanta strada abbiamo da fare! E non solo guardando a Gesù.
Proviamo a guardare anche a questa Samaritana. All’inizio ha sicuramente le idee un po’ confuse (e Gesù – diciamocelo – non fa granché per chiarirgliele, anzi!). Eppure insiste, si interessa, vuole capire. E alla fine “capisce”! Capisce che Gesù è il Salvatore del mondo e lo va a raccontare a tutti (altrimenti non si spiegherebbe il fatto che molti poi dicano: “non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo”).
E tutti gli altri samaritani? Anche loro capiscono: “noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”.

Ecco allora qualche spunto da cui lasciarsi interrogare in questa giornata (e nelle prossime):
· Riesco a cogliere le occasioni che la vita mi pone davanti per essere testimone della Buona Notizia, senza nascondermi dietro la “mia” stanchezza?
· Ho il coraggio di ammettere di fronte a Gesù che certe cose proprio non le capisco? E di porgli le mie domande, senza paura di essere giudicato?
· Ho il coraggio di accogliere le sue risposte e di mettermi in ascolto della Sua Parola?
· Lo riconosco davvero come Salvatore del mondo e (prima ancora) Salvatore della mia vita e di quella delle persone che mi sono vicine?

Difficile? Sì, se pensiamo di potercela fare da soli. No, se ci fidiamo di lui.
Perché lui stesso ha detto e dice a ciascuno di noi che “l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”. Ecco a cosa siamo chiamati anche noi. Diventare una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna, una sorgente a cui possa attingere chiunque: i figli che accogliamo, biologici, adottati o in affido che siano; i loro genitori e le loro “altre” famiglie (che forse incontreremo o forse no), tutte le persone che incontriamo.

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