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Adozione e verità: la paura di affrontare la realtà, quando non corrisponde alle nostre aspettative

Domenica 5 marzo 2023 (seconda domenica di Quaresima) Donatella e Stefano Mazzoli (Comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Bologna, Regione Emilia Romagna) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 17,1-9)

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Il commento di Donatella e Stefano

La trasfigurazione è l’anticipazione della risurrezione che vince la morte. Gesù porta i suoi discepoli sul Monte Tabor per renderli partecipi della sua natura divina e di fianco a lui appaiono anche Mosè, che ha condotto gli Ebrei alla libertà senza poter vedere la Terra promessa, ed Elia, spirito profetico perseguitato; entrambi stanno a sottolineare la strada della sofferenza che Gesù dovrà percorrere.
Pietro non è pronto, non vuole che Gesù affronti la prova suprema, non vuole che Gesù soffra e, per non affrontare il Golgota, propone di fare tre tende e di restare fermi sulla cima della collina. Dio allora interviene facendo sentire la sua voce a Pietro e ai discepoli esortandoli ad ascoltare; l’intervento di Dio è così drammatico e forte che loro cadono a terra. Quando Gesù si avvicina e tocca i discepoli, questi vedono lui solo che li consola dicendo di non avere paura perché il figlio dell’uomo risorgerà dai morti.
Colpisce in questo vangelo l’intervento quasi infantile di Pietro che non vuole affrontare la realtà e chiede di fare le tende sul monte; anche a noi capita a volte di fermarci per non volere affrontare la realtà: quando questa è distante dalle nostre aspettative; quando ci chiede di ricostruire il passato dei nostri figli che, diventando adulti, ci chiedono spiegazioni sul perché del loro abbandono, su come può essere accaduto questo a loro, su chi sono i loro parenti, sul loro desiderio di tornare alla terra d’origine per capire fino in fondo cosa è stato lasciato e cosa può essere ritrovato nella loro terra.
Allora chiediamo a Cristo che ci tenda una mano per essere sempre pronti a condividere con loro qualsiasi dubbio, per cercare la verità anche se è quella che fa soffrire.

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