Domenica 29 gennaio 2023. Cristina e Paolo Pellini (comunità La Pietra Scartata Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Il commento di Cristina e Paolo
Gesù sale su una montagna e parla alle folle. Da dove vengono gli uomini, le donne, i bambini, gli anziani, che compongono queste folle? Per capirlo dobbiamo guardare al finale del capitolo precedente di Matteo, il quarto. In esso Matteo afferma che “grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano” (Mt 4,25). Abbiamo quindi non solo Israeliti che venivano per i suoi insegnamenti, ma anche pagani, come fa intendere il riferimento alla Decapoli, alla Galilea “delle genti” e alle terre oltre il Giordano. Gesù si rivolge quindi a tutti. Il suo discorso riguarda il piccolo universo delle genti allora presenti in Palestina, compresi i pagani. Riguarda dunque ognuno di noi, nessuno escluso.
Le beatitudini che Gesù annuncia sono radicate in più di mille anni di profezie, dal tempo della monarchia davidica. Sviluppano in immagini la buona notizia proclamata dal Nazareno. Se si legge anche la pericope parallela di Luca, quella di Gesù appare nel complesso come un’entusiastica novità, ma che non contraddice le profezie: Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti” (Lc 6,20-23).
Le beatitudini, quindi, quasi riassumono tutto l’insegnamento di Gesù che ha precedentemente scatenato questo movimento di folle verso di lui e che ha interpellato i dodici fino al punto di indurli a lasciare tutto per seguire il maestro. Matteo, rispetto a Luca, sottolinea maggiormente le disposizioni interiori necessarie per accogliere il regno di Dio, aggiungendo “di spirito” a “poveri” e “di giustizia” ad “affamati”. Le beatitudini sono di fatto un’introduzione al vero e proprio catechismo che è il prosieguo del capitolo 5 con il discorso della montagna riguardante la Legge e il suo compimento.
Ogni beatitudine dice qualcosa di sostanziale per ogni cristiano, indica una condizione essenziale di vita, ma una in particolare, forse mai come in questo momento, sembra attuale: “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”.
Fame e sete di giustizia, fame di pace, ma anche fame di perdono, dovrebbero essere le leve che guidano il nostro cammino nella costruzione del regno di Dio, qui ed ora. Gesù utilizza la parola “fame”, che è molto di più di “desiderio”. Di fame si muore, un desiderio può al massimo rimanere disatteso. Si può essere affamati di pace durante un conflitto, di giustizia sociale laddove ci sono discriminazioni.
Si può essere affamati di giustizia di fronte a ogni figlio abbandonato e dimenticato. Quel figlio ha sicuramente fame di giustizia che per lui significa tornare a essere figlio di una madre e di un padre. Quel bambino è quindi beato, è già salvato nella sua fame di bene. La fame di mamma è ciò che lo salva dall’abbandono.
Dobbiamo chiederci allora quanto per noi sia altrettanto vitale che quel bambino veda riconosciuto per sé ciò che è giusto. È un desiderio di giustizia che abbiamo o è fame e sete di giustizia?
E poi ancora: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”. Dalla persecuzione “per la giustizia” si passa alla persecuzione “per causa mia”. La sofferenza subita a causa di Cristo crea una solidarietà tale con lui che garantisce la salvezza a chi l’ha subita. Di questo dobbiamo essere sicuri.
Allora non ci dovrebbe essere paura di annunciare un progetto di salvezza, di cui Dio è il progettista, per ogni bambino abbandonato e dimenticato, a partire dall’atto di giustizia di renderlo nuovamente figlio. A volte ci vuole veramente tanto coraggio, perché spesso occorre andare contro il facile pensiero comune (vi insulteranno, diranno male di voi). Sicuramente ci vuole affidamento e fede nella ricompensa. Per tutti.
Ti preghiamo, Dio Padre, donaci il coraggio dell’annuncio del tuo progetto di salvezza per i bambini abbandonati e in difficoltà. Quello stesso coraggio che ha avuto tuo figlio. Donaci di essere forti e fiduciosi nella tua ricompensa. Così sia.
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