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Nel silenzio dei media, 18 missionari sono morti nel 2022 per testimoniare il Vangelo

Hanno dato la vita per servire Cristo nei fratelli più poveri, deboli, emarginati, malati, che la società del successo e dell’opulenza considera di fatto uno scarto non degno di alcuna attenzione

“L’essenza della missione è testimoniare Cristo, vale a dire la sua vita, passione, morte e resurrezione, per amore del Padre e dell’umanità”. Lo leggiamo sul web magazine FVS dell’ordine dei francescani secolari. Ogni cristiano è missionario, come si apprende nell’esortazione apostolica evangeli gaudium, tutti siamo chiamati a testimoniare la nostra fede. Non possiamo quindi, rimanere indifferenti alle 18 vite donate da fratelli e sorelle, che si sono immolati nel 2022: sacerdoti, religiosi, laici e catechisti uccisiper donare al mondo la buona novella del Vangelo.

Nel messaggio per la giornata missionaria mondiale del 2022, Papa Francesco afferma: “il vero testimone è il martire, colui che da la vita per Cristo, ricambiando il dono che Lui ci ha fatto di se stesso”.

Apprendiamo dalla Verità, di un articolo di Massimo Gandolfini, medico chirurgo, consultore della congregazione vaticana delle cause dei Santi e organizzatore di due family day, che ha adottato 7 figli, dove il medico commenta il report dell’agenzia Fides in cui si evidenzia la morte di 18 missionari nel mondo, avvenuta nel 2022 mentre testimoniavano la fede, la speranza e la carità. Hanno dato, la vita per servire Cristo nei fratelli più poveri, deboli, emarginati, malati, che la società del successo e dell’opulenza considera di fatto uno scarto non degno di alcuna attenzione.

Diciotto missionari sono morti nel 2022 per testimoniare il Vangelo

La cronaca ci riferisce di due religiose e sette sacerdoti uccisi mentre stavano andando a celebrare la messa in Africa. Una religiosa e medico è stata uccisa sempre nel continente africano, mentre era di guardia al centro medico della diocesi, impegnata a curare chiunque. Una suora è stata uccisa in un assalto nella missione dove lavorava, perché invece di darsi alla fuga era andata a proteggere le ragazze che riposavano nel dormitorio. Un operatore laico, infine, ha perso la vita mentre si recava in chiesa.

Ci sono anche due donne italiane, tra i missionari uccisi: suor Maria De Coppi, 83 anni, in Mozambico e suor Luisa dell’Orto, 65 anni, ad Haiti.

È importante sottolineare e ci fa riflettere, come i morti per qualsiasi altro motivo (a causa di guerre, covid, incidenti stradali, sul lavoro o per atti di violenza) vengano giustamente messi in risalto dai mezzi di informazione, mentre non si fa quasi menzione di tutte quelle sorelle e quei fratelli che hanno dato la loro vita per aiutare gli ultimi, per cercare di dimostrare che il “male” non è il padrone del mondo. Il bene c’è e non lo si può eliminare, neppure uccidendo chi lo persegue, perché ogni persona che si è sacrificata, è come lievito che suscita in noi, la forza della parola del Padre, che ci incoraggia a donare ai fratelli in difficoltà il nostro aiuto e la nostra solidarietà concreta.

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