Papa Francesco ha dichiarato venerabile il gesuita Matteo Ricci, uno dei più grandi missionari occidentali cristiani della storia in Cina, cui possiamo rivolgerci con fiducia affinché interceda per sbloccare la situazione delle adozioni occidentali bloccate da anni
Il giorno 17 dicembre 2022, Papa Francesco ha ricevuto il Cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Causa dei Santi. Il papa ha autorizzato il Dicastero a promulgare il decreto in cui si riconoscono le virtù eroiche del Servo di Dio Matteo Ricci, che diventa così venerabile. Il titolo di Servo di Dio, come sempre succede, gli era già stato conferito al termine della fase diocesana della causa di beatificazione, nel 1985.
Abbiamo quindi, in cielo, un nuovo venerabile. Un venerabile italo-cinese che può senz’altro intercedere per il miglioramento delle relazioni tra l’Italia e la Cina, tra l’Europa e la Cina e, anche, tra tutto l’Occidente e la Cina. In particolare, lui può intercedere perché si sblocchi la situazione delle adozioni occidentali in Cina, ad oggi ancora chiuse a causa della rigida politica anticovid del governo cinese.
La vita del venerabile Matteo Ricci
Padre Matteo Ricci è stato un religioso gesuita nativo di Macerata che, a cavallo tra XVI e XVII secolo, è stato missionario in Cina ed è stato riconosciuto, per tanti motivi, alcuni dei quali cercheremo di illustrare, uno dei più grandi missionari occidentali cristiani della storia in Cina.
Praticava il metodo missionario dell’inculturazione e dell’adattamento. In pratica si fece cinese tra i cinesi. Infatti, dopo un primo periodo in cui lui e il suo compagno di missione vestivano come bonzi, cioè come monaci buddisti, pensando che il buddismo fosse un ottimo ponte tra la cultura occidentale e il confucianesimo cinese, Matteo comprese che in realtà non era proprio così e cominciò a vestirsi in tutto e per tutto come un letterato cinese confuciano. L’abbigliamento nella cultura cinese era un importante mezzo comunicativo. Cambiò anche nome e si fese chiamare Li Ma Tou. Diventò famoso in Cina soprattutto per la sua cultura scientifica e questo gli diede modo di accedere alla corte imperiale della dinastia dei Ming di Pechino. Non fu mai a cospetto dell’imperatore, ma si guadagnò la stima di molti dignitari di corte, alcuni dei quali si convertirono, grazie alla sua testimonianza, al cristianesimo. Matteo Ricci inseriva il messaggio cristiano nelle tradizioni culturali, sociali e religiose cinesi. Questo fu apprezzato soprattutto dai ceti più colti ed elevati che probabilmente non si sentivano invitati a un cambio radicale ma a una riflessione.
Introdusse in Cina le conoscenze astronomiche europee, tradusse in cinese opere di geometria, come gli “Elementi” di Euclide e opere filosofiche come l’opera del filosofo greco Epitteto, diventò famoso in tutta la Cina per aver redatto una carta geografica del mondo intero con didascalie in cinese, che permetteva ai cinesi di collocarsi rispetto alle altre terre del mondo e di apprezzare la propria dimensione territoriale. Inoltre, sempre nella logica dello scambio culturale, tradusse per primo le opere di Confucio in latino, in modo che il confucianesimo potesse essere conosciuto anche in Occidente. Queste sono le principali delle numerose operazioni culturali da lui messe in atto.
Sotto il profilo prettamente religioso, scrisse due catechismi in cinese. In essi sostiene che confucianesimo e cristianesimo non sono opposti ma, anzi, sono simili in numerosi aspetti fondamentali. Quindi si avvicinò alla Cina sempre evidenziando ciò che univa i due mondi e non introducendo forzatamente novità radicali.
Cristianesimo come naturale sviluppo del confucianesimo
Ricci ebbe la grande intuizione di identificare il cristianesimo come il naturale sviluppo del confucianesimo delle origini spiegando ai cinesi che il cristianesimo era una pianta già seminata in oriente e non trapiantata da stranieri. Inoltre, Ricci, così ragionando, contemporaneamente spazzava via le sovrastrutture filosofiche e teologiche confuciane più vicine a lui nel tempo, che erano in contrasto col catechismo della Chiesa cattolica.
Accettò che i cristiani cinesi (sono attribuite a lui e ai suoi compagni circa 3000 conversioni) partecipassero alle cerimonie in onore di Confucio, conscio che del suo insegnamento è impregnato il pensiero e la mentalità cinese. E accettò il culto degli antenati, altro elemento tipicamente cinese non tralasciabile. Utilizzò inoltre termini cinesi esistenti per esprimere concetti cristiani come Dio, Spirito Santo, anima, inferno, paradiso. In particolare adottò per il nostro Dio le definizioni di Tianzhu (“Signore del Cielo”), Shangdi (“Signore supremo”) e Tiam (“Cielo”).
Questa impostazione religiosa “inculturante” di Ricci fu approvata sia dal coevo padre generale dei Gesuiti che dal Santo Padre. Favorì molto la diffusione del cristianesimo, ma dopo la sua morte fu messa in forte discussione dagli altri due ordini missionari presenti allora in Cina, i Francescani e i Domenicani.
Padre Matteo passò 28 anni in Cina, essendo arrivato alla colonia portoghese di Macao nel 1582, all’età di 30 anni ed essendo morto a Pechino nel 1610, a 58 anni. Il suo obbiettivo, arrivato in Cina, era quello di stabilire una missione nella capitale, la città imperiale di Pechino. Ci mise 19 anni, ma finalmente, nel 1601 si stabilì nella capitale, dove fu poi raggiunto da altri 40 confratelli gesuiti. Erano circa tre secoli che non veniva stabilita una missione cattolica a Pechino. La prima era stata quella guidata dal Frate francescano Giovanni da Montecorvino, missionario a Pechino tra il 1294 e il 1328. Francescani e Gesuiti, i due grandi movimenti di riforma religiosa e di annuncio cristiano che ebbero la forza di propulsione missionaria per arrivare fino in Cina (senza dimenticare i Domenicani che operavano anche loro in Cina al tempo di Ricci). Del resto, fin dalla nascita del loro ordine i Gesuiti avevano sempre desiderato raggiungere la Cina.
Nei ritratti devozionali Padre Matteo viene ritratto vestito da studioso confuciano con in mano un crocifisso e un libro. È il sunto della sua figura e della sua idea, utilizzare la scienza e la cultura come ponte su cui far transitare l’annuncio cristiano. La sua eredità in Occidente e in Oriente è importantissima. Basti pensare che molti dei nomi da lui coniati traducendo nomi geografici in cinese sono usati tuttora in Cina.
A lui possiamo rivolgerci con fiducia.
Venerabile Matteo Ricci, tu che hai tanto amato la Cina e il popolo cinese, che hai cercato di far amare Cristo ai cinesi e che hai dedicato la tua vita a creare un ponte tra Occidente ed Oriente, intercedi perché finisca l’ingiusta interdizione de facto all’adozione internazionale in Cina, perché il ponte delle famiglie in attesa con i loro figli venga presto ricomposto, in modo che anche tanti bambini cinesi, condannati a crescere in istituto, senza il calore di una famiglia, tornino a riavere la possibilità di trovare un papà e una mamma amorevoli in Occidente, anche in quel Paese, l’Italia, che ti hanno dato i natali e da cui sei partito per la tua avventura missionaria. Amen
Paolo Pellini, membro de La Pietra Scartata
E un piccolo segno di speranza è già arrivato, con la notizia resa nota dall’arcidiocesi di Pechino che – come riporta Agenzia Fidea – “Tutte le chiese e i luoghi di preghiera di Pechino saranno riaperti in modo ordinate dal primo gennaio 2023. La priorità deve essere data alla Messa e ai Sacramenti”.
(foto Guido Linke, Wikimedia Commons)
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