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Davide Pezzoni. Da dove partire? Dall’inizio..: la storia di Isamele ed Isacco (3)

Ogni libro della Bibbia va letto cercando di cogliere come il vangelo di Cristo, compimento della Legge, delle promesse, dell’annuncio dei profeti, invera e realizza pienamente ciò che l’Antico Testamento raccontava in itinere

Tra i testi raccolti nel fascicolo n. 1 della rivista “Lemà sabactàni?” troviamo il contributo del biblista Davide Pezzoni (abbandono-accoglienza alla luce della Bibbia) il quale avvia il proprio contributo chiedendosi come la riflessione sulla Parola di Dio riesca a rintracciare nella Sacra Scrittura quelle linee di fondo che danno al cristiano il senso di ciò che vive, tracciando un percorso che porta alla realizzazione di ciò che Dio al principio riconobbe come “cosa buona”.

Consapevole della varietà dei metodi e degli approcci nella riflessione sulla Bibbia, Pezzoni illustra quanto la Bibbia ci rivela sulle realtà umane dell’accoglienza e dell’abbandono, lasciandoci provocare dalla realtà esistenziale, dai volti di quanti hanno diritto ad avere una famiglia e ne sono stati in qualche modo privati.

Proprio per il contatto con tali realtà, la Scrittura non può che aiutarci a leggerne le profondità e viverne il senso autentico, mentre ci offre la storia dei figli e fratelli Isacco e Ismaele con le dinamiche dell’accoglienza e dell’abbandono, vicende lette e comprese col contributo della teologia biblica.

Per una completa ed organica lettura del contributo di Davide Pezzoni, ricalibrato per esigenze redazionali in questa occasione, suggeriamo l’acquisto del fascicolo n. 1 della rivista. QUI

Oggi vi proponiamo la seconda tappa. Per leggere la seconda QUI

Tappa 3

Da dove partire? Dall’inizio …

Ho scelto di far partire la nostra riflessione dal testo di Genesi 16,1-16; 21,1-21, due capitoli che ci raccontano la storia di Ismaele ed Isacco, i due figli di Abramo. Lo leggeremo in maniera veloce, data la possibilità e la fisionomia di questo primo articolo, che vuol essere una riflessione di carattere più generale, ma cercando di tener presenti due principi fondamentali: ogni testo biblico va letto e compreso per il posto che ha all’interno della Bibbia stessa (prospettiva canonica), quindi per i legami che con gli altri libri esplicitamente o implicitamente mostra; ogni libro della Bibbia va letto cercando di cogliere come il vangelo di Cristo, compimento della Legge, delle promesse, dell’annuncio dei profeti, invera e realizza pienamente ciò che l’Antico Testamento raccontava in itinere.

Ecco il testo biblico (secondo la traduzione CEI)

Genesi 16,1-16  

1Sarai, moglie di Abram, non gli aveva dato figli. Avendo però una schiava egiziana chiamata Agar, 2Sarai disse ad Abram: “Ecco, il Signore mi ha impedito di aver prole; unisciti alla mia schiava: forse da lei potrò avere figli”. Abram ascoltò la voce di Sarai. 3Così, al termine di dieci anni da quando Abram abitava nel paese di Canaan, Sarai, moglie di Abram, prese Agar l’egiziana, sua schiava e la diede in moglie ad Abram, suo marito. 4Egli si unì ad Agar, che restò incinta. Ma, quando essa si accorse di essere incinta, la sua padrona non contò più nulla per lei. 5Allora Sarai disse ad Abram: “L’offesa a me fatta ricada su di te! Io ti ho dato in braccio la mia schiava, ma da quando si è accorta d’ essere incinta, io non conto più niente per lei. Il Signore sia giudice tra me e te!”. 6Abram disse a Sarai: “Ecco, la tua schiava è in tuo potere: falle ciò che ti pare”. Sarai allora la maltrattò tanto che quella si allontanò. 7La trovò l’angelo del Signore presso una sorgente d’acqua nel deserto, la sorgente sulla strada di Sur, 8e le disse: “Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e dove vai?”. Rispose: “Vado lontano dalla mia padrona Sarai”. 9Le disse l’angelo del Signore: “Ritorna dalla tua padrona e restale sottomessa”. 10Le disse ancora l’angelo del Signore: “Moltiplicherò la tua discendenza e non si potrà contarla per la sua moltitudine”. 11Soggiunse poi l’angelo del Signore: “Ecco, sei incinta: partorirai un figlio e lo chiamerai Ismaele, perché il Signore ha ascoltato la tua afflizione. 12Egli sarà come un ònagro; la sua mano sarà contro tutti e la mano di tutti contro di lui e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli”. 13Agar chiamò il Signore, che le aveva parlato: “Tu sei il Dio della visione”, perché diceva: “Qui dunque sono riuscita ancora a vedere, dopo la mia visione?”. 14Per questo il pozzo si chiamò Pozzo di Lacai – Roi; è appunto quello che si trova tra Kades e Bered. 15Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito. 16Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele.

 

Genesi 21:1-21   

1Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. 2Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. 3Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito. 4Abramo circoncise suo figlio Isacco, quando questi ebbe otto giorni, come Dio gli aveva comandato. 5Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco. 6Allora Sara disse: “Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà sorriderà di me!”. 7Poi disse: “Chi avrebbe mai detto ad Abramo: Sara deve allattare figli! Eppure gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia!”. 8Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto quando Isacco fu svezzato. 9Ma Sara vide che il figlio di Agar l’Egiziana, quello che essa aveva partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco.  10Disse allora ad Abramo: “Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco”. 11La cosa dispiacque molto ad Abramo per riguardo a suo figlio. 12Ma Dio disse ad Abramo: “Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la tua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe. 13Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole”. 14Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea. 15Tutta l’acqua dell’otre era venuta a mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto un cespuglio 16e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d’arco, perché diceva: “Non voglio veder morire il fanciullo!”. Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse. 17Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: “Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova. 18Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione”. 19Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d’acqua. Allora andò a riempire l’otre e fece bere il fanciullo. 20E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d’arco. 21Egli abitò nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie del paese d’ Egitto.

Promessa e accoglienza, impazienza e realizzazione: la storia di Ismaele e Isacco

L’inizio del racconto delle vicende di Isacco e Ismaele, al capitolo 16 di Genesi (che prosegue la storia della tribù di Terach, iniziata alla fine del capitolo 11 con la genealogia di Abram) è in forte contrasto con ciò che appena precede: al capitolo 15 ritorna per la terza volta la promessa del Signore di dare ad Abram una terra abitata dalla sua discendenza, una grande nazione (Gn 12,2) più numerosa della polvere della terra (13,16) numerosa come le stelle del cielo (cap. 15,5), affinché egli e la sua discendenza potessero essere una benedizione per tutte le famiglie della terra (Gn 12,2-3).

Amico di Dio, capostipite della stirpe di Israele, che nella tradizione sia ebraica che cristiana che islamica, Abramo è venerato come “padre dei credenti”, per la fede in Dio di cui è testimone (vedi Rm 4,16: Abramo è “padre di tutti noi”; Eb 11,1-19;  Gc 2,21-23: Abramo “fu chiamato amico di Dio”); viene inoltre definito “il solo” che è stato chiamato a vivere in questo modo così intenso e personale il rapporto con Dio (Is 51,2 – dove tra l’altro si fa riferimento proprio alla maternità di Sara e al tema della discendenza -: Ez 33,24).

Qui in Gn 15,4-5 la promessa verte proprio sulla discendenza, in risposta alla preoccupazione di Abramo che non vede realizzarsi quanto il Signore gli aveva garantito: un servo, e per di più non appartenente alla sua tribù, sarà suo erede! Una Parola del Signore (espressione usata frequentemente nell’Antico Testamento – ricorre 251 volte, per indicare un oracolo, una rivelazione, una promessa rivolta particolarmente a una persona, anche in funzione profetica; da notare che ricorre per la prima volta in questo capitolo, ai vv. 1 e 4) è detta ad Abram, rivolta proprio a lui, lo chiama in causa e lo coinvolge nell’ascolto e nell’assenso. Il Signore rinnova la sua promessa, si impegna ancora davanti al suo servo. Ma …

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