Se andiamo indietro nel tempo, scopriamo che per tanti secoli, il concetto di regalo natalizio, era esclusivamente un venire incontro alle necessità dei meno abbienti

Il Natale ci rende tutti più buoni, almeno nelle intenzioni. È difficile resistere al fascino del suo richiamo, al senso della festa, al volersi sentire più in armonia, in sintonia con il Bambinello.
Quante volte ci siamo detti di fare qualcosa per gli altri, almeno a Natale. Vogliamo addolcire il nostro animo, sentirci capaci di agire non solo per noi.
La via più immediata attraverso la quale dimostrare le nostre buone intenzioni è quella di fare un dono, che sottolinei in qualche modo la nostra vicinanza a chi soffre anche e soprattutto in questo periodo, dove le luci della festa e il calore della famiglia, per chi non ne possiede una o vive situazioni di povertà, solitudine, lontananza, può trasformarsi in un profondo senso di dolore e di malinconia.
I regali di Natale? Sì ma per i poveri
Se andiamo indietro nel tempo, scopriamo che per tanti secoli, il concetto di regalo natalizio, era esclusivamente un venire incontro alle necessità dei meno abbienti. ALETEIA, ci ricorda che, ricevere un regalo di Natale, tra pari, veniva visto da chi lo riceveva, come un’offesa, come se, si volesse attribuire a quella persona, una posizione di indigenza, di povertà, di scarsa considerazione.
Lo scambiarsi doni tra amici e parenti ha origine solo dalla fine del XVII° secolo. Fino ad allora, i regali fatti a Natale o in alcune parti d’Europa per S. Nicola (protettore dell’infanzia) erano atti di disinteressata generosità, per aiutare le persone più vulnerabili.
Fin dal medioevo era consuetudine, per S.Nicola, di preparare qualche pensiero, in genere dolci, arance, mandarini e qualche biscotto, per i bambini. Dopo il XIX° secolo, per chi poteva permetterselo, si iniziò a regalare, qualche giocattolo.
I regali di Natale erano scambiati principalmente nei luoghi di lavoro, le tredicesime che non erano state ancora ideate, venivano compensate da generosi “cesti aziendali“. Con il passare del tempo, si arrivò alla consapevolezza, che i dipendenti avrebbero preferito un aumento in busta paga al posto del tradizionale cesto. Con la nascita di organizzazioni mutualistiche e di tipo sindacale, si cominciò a tutelare i lavoratori tutto l’anno; anche il formarsi di organizzazioni assistenziali, rese meno necessaria l’abitudine di aiutare i bisognosi.
“Sparita – continua Aleteia- la consuetudine di fare regali, basati sulle gerarchie sociali, nacque la moderna usanza di donare oggetti alle persone a cui si voleva bene”.
Un gesto di affetto, che però, nel tempo ha aperto le porte ad un consumismo inutile e dannoso, che travolge ancora oggi, il vero senso del Natale, come già nel 1897 faceva notare George Bernard Shaw.
Cerchiamo di ritrovare, soprattutto quest’anno, il vero senso dello spirito cristiano del Natale.
Solo donando ai fratelli in difficoltà il nostro aiuto concreto potremmo dimostrare a noi stessi di aver capito il vero senso profondo di questa festa.
Ascoltiamo le parole del Santo Padre, che ci invita ad un Natale più sobrio “con regali più umili. Inviamo quello che risparmiamo al popolo ucraino, che ha bisogno, soffre tanto”.
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