Domenica 27 novembre 2022. Prima domenica di Avvento. Cristina e Paolo Pellini (Comunità La Pietra Scartata – Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 24,37-44)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24,37-44)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Il commento di Cristina e Paolo
Nella pericope odierna, Gesù richiama chi lo ascolta a fare attenzione ai giorni di Noè. Si rifà al capitolo 6 del libro della Genesi in cui, prima del diluvio, gli uomini della terra, ignari di ciò che sarebbe successo di lì a poco, conducevano la vita senza troppe preoccupazioni. In realtà qui Gesù allude non tanto a comportamenti equilibrati e moderati, ma a comportamenti forse troppo leggeri e reiterati dagli uomini, concentrati sul piacere del qui ed ora. Comportamenti che oggi, diremo dettati dalla mancanza di uno sguardo che va oltre se stessi, senza un obiettivo e senza una conversione che faccia con-vergere il proprio agire a ciò che Gesù stesso ha indicato. Quasi delle piatte abitudini, a cui si è legati senza neanche porle in questione, senza rendersi conto che possono essere sbagliate, a prescindere dalla gravità.
Gesù paragona questa condizione di vita a quella degli uomini prima della parusia, ovvero la sua seconda venuta, che avverrà non sappiamo quando. Anche quel giorno chi condurrà una vita basata su principi egocentrici, chi perseguirà il proprio bene ed interesse, sarà colto di sorpresa.
Chi si salverà quindi dal giudizio che seguirà la seconda venuta?
Quanti avranno saputo vegliare, avranno saputo tenersi pronti, sapendo di non sapere il momento della venuta del Signore Gesù.
E cosa vuol dire tenersi pronti? Senza mai mollare, sempre in tensione? In fondo si potrebbe pensare: sono passate 80 generazioni dalla Risurrezione e Gesù tornerà proprio durante la mia vita?
Non solo potrebbe essere proprio così, ma il discorso deve essere ampliato alla morte terrena di ogni uomo di cui nessuno, naturalmente, conosce la data.
Dopo questa pericope, Gesù spiegherà meglio con tre parabole cosa intende per vegliare: la parabola del servo fedele, quella delle dieci vergini e quella dei talenti.
Il senso però della veglia è già qui chiaro: stare svegli, occhi e mente attente a Lui, che ci anticipa la Sua presenza, la sua parusia, in ogni piccolo, in ogni “prossimo”. In tal senso, stiamo facendo proprio tutto ciò che è nelle nostre possibilità o ci stiamo risparmiando, pensando: “sì, verrà il giorno in cui ci metterò maggiore impegno nel mio servizio nell’accogliere il piccolo, il povero; tanto la vita è lunga e chissà quante occasioni ci saranno per dare di più?”. Rimandare per pigrizia è ignavia. Questo è l’atteggiamento che Gesù indica come motivo di peccato, perché invece di farci con-vergere a Lui ci allontana, ci fa di-vergere da Lui.
Oggi stesso potrebbe esserci la parusia, oppure oggi stesso ciascuno di noi potrebbe morire. È un richiamo, quindi, che ci fa Gesù, a non risparmiarci, ma a dare tutto quanto è nelle nostre possibilità, giorno per giorno, con fiducia serena, sapendo che Dio è con noi e moltiplica misteriosamente i nostri sforzi per collaborare alla costruzione del Suo Regno. Ricordiamoci ogni giorno dei milioni di bambini abbandonati del mondo, le migliaia di bambini fuori famiglia in Italia, dei genitori in difficoltà; preghiamo per loro, certo, ma diamoci anche dentro per aiutarli!
Ti preghiamo, Santissima Trinità, aiutaci a guardarci dentro per convertirci, per capire quali spazi, quali tempi, quali attenzioni, quali energie ciascuno di noi può aggiungere nella propria vita per il servizio ai bambini abbandonati e dimenticati. Ti ringraziamo Signore Gesù per averci chiamati a questo stupendo impegno per i bambini, ti preghiamo perché nel nostro impegno non prevalga mai la pigrizia, la disattenzione, l’abitudine, o, peggio, l’indifferenza nei confronti delle situazioni umane difficili e complicate che ci troviamo a fronteggiare.
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