Il Vescovo Jan Soblova: “Molti si sono riavvicinati ai sacramenti, anche chi non era praticante. Coppie non sposate che ora vogliono l’unione sacramentale. Soldati, armati di tutto punto, che portano il rosario al collo e si radunano insieme nelle trincee, per leggere le scritture”

Una conversazione del Vescovo ausiliare Jan Soblova, della diocesi di Kharkiv-Zaporizhzhia, che spesso è nelle trincee con i soldati e con il Vescovo protestante porta aiuti alimentari, è stata pubblicata da ALETEIA.
Zaporizhzhia è sotto attacco, anche per la voglia dei russi, di vendicarsi, della distruzione del ponte per la Crimea. È opinione del Vescovo, che per la popolazione, la situazione, si avvii ad essere ancora più difficile e molte persone, vorranno fuggire, perché i russi attaccano volutamente le abitazioni, per intimidire gli abitanti. Ci sono molti morti e feriti mutilati, ma conclude, che nonostante le difficoltà “questa guerra, deve essere vinta”. È stato chiesto al Vescovo, se anche lui, pensa di andarsene, ma ha risposto che solo nel caso non rimanesse più nessuno, prenderebbe in considerazione, questa possibilità. Nel 2014, Jan Soblova, ha lasciato il seminario, per combattere, poi dopo tre anni è tornato, per completare gli studi. I suoi genitori, anche se con difficoltà, sono riusciti a lasciare le aree occupate dai russi ed essere presenti alla sua ordinazione.
Medicinali, cibo e preghiere
Il Vescovo riceve aiuti per rifornire gli ospedali, con medicinali, permettendo ai militari feriti, di essere soccorsi, ma vi è anche del cibo, a disposizione di chi fugge dalle zone occupate. Si cerca di portare beni alimentari anche al fronte e di installare stufe a carbone e legna, per riscaldare le case. “Sempre più persone – spiega, come riportato dal web magazine- chiedono pane e noi diamo anche prodotti, che possano essere conservati, per cucinare. A precisa domanda, ci viene risposto, che molti luoghi non possono essere raggiunti da un sacerdote e che i contatti vengono curati telefonicamente. La guerra è sempre più dura, solo la misericordia di Dio, può aiutare. Sono programmate due Messe, si fa il possibile visitando gli ospedali, si va a casa di qualcuno, si va in prima linea e si cerca di essere disponibili”.
In questo periodo molti si sono riavvicinati ai sacramenti, anche chi non era praticante. Ci sono coppie non sposate che ora vogliono l’unione saramentale. Il Vescovo si reca al fronte e dice che i soldati sono uomini senza paura, ma quando pensano alla famiglia lontana, si commuovono.
Parlano di situazioni senza speranza in cui si sono trovati e dalle quali poi inaspettatamente, si sono salvati. Ci sono video, di soldati, armati di tutto punto, che portano il rosario al collo, cappellani, che fanno il segno della Croce prima della battaglia. Il Vescovo sottolinea che qui accadono cose miracolose: “Ho visto dei soldati radunarsi insieme nelle trincee, per leggere le scritture”.
L’evangelizzazione che avviene “in prima linea”
È nelle trincee che in Ucraina avviene l’evangelizzazione, in prima linea i soldati fanno domande sugli aspetti fondamentali della vita. Se non c’è Dio, la vita non ha senso e se vi è un senso per combattere e morire è perché c’è un Dio. Un giorno una suora in viaggio per il fronte, mi ha detto “Che ora la gente vuole più Dio che pane”.
Ci sono non credenti che chiedono rosari e come poter pregare.
Prima della battaglia ha luogo l’unzione con l’olio consacrato, perché lo Spirito Santo, ispiri cosa fare, come agire, e il cappellano fa il Segno della Croce sulla fronte di ogni soldato.
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