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Il 25 ottobre, Il Papa eleverà al Colosseo il suo “grido per la pace”

Per l’Ucraina e per l’Africa, il 25 ottobre, il Papa, insieme ai rappresentanti delle chiese Cristiane e delle religioni mondiali, si recherà al Colosseo, per una preghiera comune a Dio

In questi momenti di difficoltà che si fanno sentire nel mondo: guerre, problemi economici, calamità naturali, egoismi e sopraffazioni, ci è di conforto, la voce alta e chiara, di Papa Francesco, che ci richiama, alla realtà degli avvenimenti, a non perdere mai la speranza. Nell’Angelus di domenica 23 ottobre, Giornata Mondiale Missionaria, con un accorato appello, il Santo Padre ci indica come viverla per renderla coinvolgente e efficace.

Essere missionari, significa annunciare il Vangelo e testimoniarlo con i fatti.

Su In Terris si legge che il Santo Padre ci dice: “Incoraggio tutti a sostenere i missionari, con la preghiera e la solidarietà concreta, affinché possano proseguire nel mondo intero l’opera di evangelizzazione e promozione umana”.

Avvenire ricorda come il Vangelo di Luca ci offra una riflessione con la parabola “del fariseo e del pubblicano”, confronto tra un uomo definito religioso e un pubblico peccatore, religioso nella forma, nei comportamenti esteriori, nell’attuare le prescrizioni della legge, convinto che il rispetto di una” burocrazia religiosa”, lo elevi al di sopra degli altri, sentendosi superiore al rischio del peccato, Il pubblicano invece, è quanto mai consapevole delle sue mancanze, dell’essersi “sporcato le mani” e anche l’anima con le sue attività di riscossione delle tasse per conto dei romani, probabilmente non sempre equa. Con tante ingiustizie fatte e comportamenti non corretti, si sentiva indegno di rivolgersi al Signore e si batteva umilmente il petto.

Il Vangelo racconta che questi due uomini, erano saliti al tempio, ma in realtà, solo il pubblicano, dice il Papa “Si eleva veramente a Dio”.

Dopo l’elevazione alla casa del Padre, è necessario discendere dentro di noi, per vedere le nostre fragilità e povertà”. Il fariseo” è convinto di essere a posto” la sua superbia spirituale, lo porta ad adorare il proprio io e a cancellare Dio: Il pubblicano che, porta a Dio senza finzioni i suoi limiti, i suoi peccati, verrà rialzato dal padre, “dove c’è troppo Io, c’è poco Dio”, sottolinea il Papa. Stiamo tutti attenti a non cadere in questa trappola.

Il grido per la pace

Al termine  dell’Angelus il Santo Padre rammenta che il 25 ottobre, insieme ai rappresentanti delle chiese Cristiane e delle religioni mondiali, riuniti a Roma per l’incontro titolato “Il grido per la pace” si recherà al Colosseo, per una preghiera comune a Dio, per il conflitto in Ucraina, affinché si  possa raggiungere al più presto la fine delle ostilità e perché anche  in Etiopia le armi tacciano al più presto per fermare le tante sofferenze delle popolazioni in quella parte martoriata d’Africa.

Il Pontefice ha voluto esprimere il proprio dolore e la sua vicinanza alle popolazioni, che in Africa hanno subito gravissime inondazioni e che hanno prodotto tanti lutti e distruzioni. Non è mancata, per l’insediamento del nuovo governo in Italia, la promessa di Papa Francesco, di pregare per la pace e l’unità del Paese.

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