Sempre secondo la ricerca i divorzi sarebbero meno frequenti tra le coppie con fede religiosa (non solo cristiana) e sposate attorno ai 20 anni

Sposarsi da giovani o forse è meglio fare un periodo di prova tramite la convivenza per verificare “sul campo” se lo stare insieme, sia fattibile o meno?
Molti giustificano in questo modo, il non voler prendere una decisione definitiva. Forse, da un punto di vista superficialmente psicologico chi decida di voler convivere, lo fa per verificare la possibilità di percorrere un cammino di vita in due che richiede una comunanza di obiettivi e di comportamenti che qualcuno pensa, erroneamente, di validare in pratica per raggiungere la certezza che sia solido nel tempo.
Si dice che l’amore faccia superare ogni difficoltà, ma questa idea non pare essere posseduta, da chi si mette in prova; forse, ci sono tante altre necessità edonistiche, formali, economiche, sociali nella mente di chi vuole “provare” un rapporto per evitare il rischio di un fallimento, che probabilmente sente molto possibile.
Per il cristiano, il matrimonio è un atto d’amore.
Il sacerdote dice che l’unione tra un uomo e una donna deve essere salda, sia nella buona che nella cattiva sorte, perché l’uno deve donarsi all’altro e non pretendere solo di ricevere, magari con fini utilitaristici.
Al di là della visione cristiana del matrimonio, è certo che iniziare un rapporto con cautele e improbabili verifiche, per rendersi conto se uno sia veramente “fatto per l’altro”, predispone (come quando si prova un capo di vestiario) a più verifiche e confronti. Accade infatti, che le convivenze possano con una certa facilità essere ripetute.
La ricerca americana
È interessante vedere quello che è scaturito da una ricerca, effettuata da due sociologi statunitensi e apparsa sul Wall Street Journal e ripresa dal web magazine Aleteia, dove si conclude che sposarsi giovani e senza storie di convivenza precedenti favorisca la durata del matrimonio, contrariamente all’idea molto diffusa che sia bene sposarsi solo dopo aver avviato una carriera di successo e in più, visto che il matrimonio ha ancora oggi, il sapore di un impegno definitivo (nonostante il divorzio) sia bene fare una prova di convivenza.
La psicologa Galena Rhoades, che studia le relazioni tra giovani adulti, sostiene che “in genere pensiamo che avere più esperienze sia meglio” nella vita “ma quello che troviamo per le relazioni è esattamente l’opposto”.
I due professori W. Bradford Wilcox, direttore del national marriage project e Lyam Stone, demografo, hanno dimostrato come il modello tradizionale sia più efficiente.
Secondo la ricerca, le coppie che convivevano avevano il 15% in più di probabilità di divorziare. Altre ricerche citate in uno studio di Standford hanno scoperto che nelle donne, era particolarmente alto il legame tra convivenza e divorzio.
Il rischio di divorzio è ampiamente ridotto per gli omologhi con fede religiosa (non solo cristiana) che si sposano attorno ai 20 anni.
La “fedeltà è un’esigenza che ci troviamo dentro, nonostante fragilità e cedimenti”.
“C’entra come siamo fatti e come è fatta la forma di vita che più corrisponde alla nostra natura…”.
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