Domenica 16 ottobre 2022. XXIX domenica del tempo ordinario. Vilma e Sergio Barel (Gruppo famiglie, regione Friuli Venezia Giulia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 18,1-8)
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,1-8)
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Il commento di Vilma e Sergio

Questo brano del Vangelo ci chiede di riflettere sulla “necessità” della preghiera. L’uso di questo termine – necessità – ci vuole dire che la preghiera non dovrebbe essere un optional, da usare quando ne abbiamo necessità, per chiedere a Dio di esaudire un nostro desiderio o di fare giustizia per qualche torto subito, ma parte integrante del nostro rapporto con Dio.
Pregare senza stancarsi mai, continui, non per ottenere qualcosa da Dio, ma per ricordarci del rapporto di figliolanza che abbiamo con lui. Perché Dio non è un giudice iniquo, ma un Padre che ci ascolta e noi dobbiamo continuare a parlare con lui perché nella preghiera ritroviamo noi stessi.
La preghiera ci rinnova il rapporto Padre/Figlio che ognuno di noi ha con Dio, e le sue caratteristiche sono anche quelle del rapporto Padri/figli, che vale per tutti i genitori, non solo adottivi: essere presenti sempre, senza essere asfissianti; ascoltare senza parlare; osservare senza giudicare; voler bene senza legare.
Sicuramente nella genitorialità adottiva a volte siamo tentati di chiedere giustizia per i nostri figli, perché sentiamo che c’è stato in qualche momento un giudice iniquo; Dio ci chiede di non concentrarci su questo, non è il giudice iniquo a cui dobbiamo pensare, ma alla vedova e alla sua costanza.
La nostra preghiera ci aiuta a mantenere la nostra promessa con Dio e anche con i nostri figli: “ho scritto il tuo nome sul mio cuore, lì ti terrò sempre”.
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.


