Domenica 25 settembre 2022. XXVI domenica del tempo ordinario. Donatella e Stefano Mazzoli (della Comunità La Pietra Scartata – regione Emilia Romagna) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 16,19-31)
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,19-31)
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».
Il Commento di Donatella e Stefano
In questo brano del Vangelo, Luca sottolinea l’aspetto sociale dei poveri e la poca attenzione che ricevono dalla società. La cosa che colpisce è che i due protagonisti, il ricco e il povero, non si incontrano mai, non comunicano; il ricco è totalmente indifferente alla sofferenza di Lazzaro, è chiuso nel suo mondo, preso dai suoi banchetti, dalle sue feste e lo ignora, nonostante sia davanti alla sua porta.
Poi, quando entrambi muoiono, nell’aldilà, i ruoli si capovolgono: il ricco è nel bisogno e chiede ad Abramo di mandare Lazzaro a dissetarlo, ma anche ora continua a pensare solo a se stesso, non parla direttamente a Lazzaro ma continua a considerarlo come una nullità, come un servo, finché Abramo non gli risponde che ormai non si può più fare nulla perché tra loro c’è un abisso incolmabile.
Questo abisso non si è creato a causa della ricchezza dell’uomo ma perché lui non ha rispettato la giustizia di Dio, per la sua indifferenza nei confronti del povero e perché si è comportato in modo egoistico nei suoi confronti, non mostrandogli nessuna attenzione, nonostante fosse li davanti a casa sua. L’indifferenza del ricco ha creato un abisso tra loro, una distanza incolmabile.
Questo abisso ci fa pensare a quello che talvolta si crea tra le famiglie adottive e le istituzioni, i rapporti non sono sempre lineari e può crearsi una distanza che allontana chi ha adottato o vuole adottare. Lo stesso avviene per i ragazzi, la loro bassa autostima certe volte li isola e li allontana dai coetanei creando delle distanze incolmabili e portandoli a un isolamento che col tempo pesa sulla loro serenità.
In questa parabola Luca evidenzia l’importanza di saper volgere lo sguardo verso l’altro, di essere attenti alle necessità del nostro prossimo, sapendo cogliere i suoi bisogni, spesso non manifestati a parole. Per noi genitori adottivi e affidatari questo significa avere attenzione nei confronti dei nostri figli, rimanendo sempre accanto a loro affinché possano crescere in un clima di fiducia e di rispetto reciproco, ma significa soprattutto avere attenzione nei confronti di tutti quei bambini che ancora si trovano in istituto in attesa di una famiglia, o che si trovano in uno stato di difficoltà familiare o di povertà.
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