Domenica 18 settembre 2022. XXV domenica del tempo ordinario. Cristina e Paolo Pellini (della Comunità La Pietra Scartata – regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 16,10-13)
Dal vangelo secondo Luca (Lc 16,10-13)
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti, e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Il commento di Cristina e Paolo

Il brano della liturgia odierna della domenica fa parte dei capitoli del vangelo di Luca dal 9 al 19. Essi sono ambientati durante il viaggio che Gesù compie verso Gerusalemme, la città del suo e del nostro destino. Questo quadro di itinerario contiene una gran quantità di insegnamenti, esortazioni e controversie con gli avversari, il cui scopo è quello di preparare i discepoli al tempo della Chiesa, che verrà dopo la Pasqua. In questo contesto, ecco l’insegnamento di questa domenica che parla del corretto uso delle risorse economiche e della capacità di gestire le risorse senza legare ad esse il nostro cuore.
Il brano è preceduto dalla famosa parabola dell’amministratore disonesto, in cui Gesù invita i suoi discepoli ad avere una fede vivace, capace di muoversi con agilità e verità in mezzo alle insidie e ai compromessi mondani.
Nella pericope di oggi, Gesù invita i suoi discepoli a essere fedeli a lui e ai suoi insegnamenti in tutte le cose, sia le cose piccole che quelle grandi. L’onestà e la fedeltà praticate nelle cose piccole allena e prepara il discepolo a praticarle anche nelle cose grandi. Nello stesso tempo Gesù ci invita a scegliere tra Dio e la ricchezza. Chi ama Dio è distaccato dalle ricchezze terrene, chi è affezionato alle ricchezze (ma potremmo aggiungere, la fama, il potere, l’esteriorità, il consenso) non riesce ad amare Dio e a riporre il suo cuore in Lui. Sta a noi scegliere. L’uomo è sempre libero. Ma la scelta del mettere il cuore in Dio è ciò che rende veramente liberi dalle ricchezze effimere, dai giudizi altrui e dal dover rispondere a doveri sociali che allontanano dalla verità troppo spesso nascosta dalle apparenze.
Chi si è impegnato a servire i bambini abbandonati e in difficoltà riesce a orientare il suo cuore verso questi bambini e ragazzi mettendosi al loro effettivo e fedele servizio o cede alla tentazione dell’apprezzare maggiormente la lode che può venire a lui per quello che fa (il prestigio sociale), alla tentazione dell’apprezzare maggiormente il ritorno economico che ne può avere, alla tentazione del godere del potere che può eventualmente esercitare sulla vita dei bambini e dei ragazzi, cosa che può far sentire importante, che lo eleva fino quasi al livello di un dio? Gesù ci ricorda che là dove è il nostro tesoro è il nostro cuore. Dov’è quindi il cuore? È necessario che al centro del fare ci sia sempre il bambino, con i suoi bisogni, le sue necessità, a cui rispondere con amore e sollecitudine. È facile distrarsi e cadere nella tentazione, ma per mantenere la rotta dell’accoglienza nel nome di Dio abbandonato e risorto ci viene in aiuto la preghiera, a volte faticosa e frettolosa ma sempre àncora per il nostro cuore.
Donaci, o Santa Trinità, di avere quella semplicità e quell’umiltà nel servire che proviene solo da te e dal dono dello Spirito Santo.
Donaci, o Dio Padre, nella tua bontà, di sapere servire dando tutto senza riserve, senza pensare a un eventuale tornaconto. In questo che noi sappiamo imparare dal figlio tuo, Gesù, nostro modello e guida sulla (a volte accidentata) strada della vita. Amen
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