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Dio inonda il cuore dei genitori adottivi di amore e grazia per aprirsi all’accoglienza

Domenica 11 settembre 2022. XXIV domenica del tempo ordinario. Cristina e Fernando Carallo (della Comunità La Pietra Scartata – regione Puglia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 15,1-10)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 15,1-10)
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».


Il commento di Cristina e Fernando

Nel Vangelo di Luca, Gesù per rispondere all’espressione scandalizzata degli Scribi e dei Farisei, racconta due parabole. Una riguarda una pecora che su cento si smarrisce ma che il padrone ritrova con gioia. L’altra parla di una moneta su dieci che una donna perde, ma che con ostinazione la cerca e, alla fine, ritrovata, festeggia con le amiche.
Ritrovare la “cosa perduta”, che può essere la pecora, la moneta o noi stessi, è motivo di gioia per Dio, è Lui che gioisce per noi e ci viene incontro affrontando la fatica del cammino. Noi ci abbandoniamo al suo Amore, alla sua grazia. Egli è alla ricerca della più bisognosa, la più abbandonata, la più scartata.
Tutto ciò noi genitori adottivi lo viviamo nel percorso della nostra sterilità oppure delle nostre perdita di figli in modo prematuro. Quando questo avviene, ci perdiamo in domande, dubbi e incertezze e non riusciamo a trovare Dio.
Egli però non ci abbandona e spesso basta la parola di un bravo sacerdote o l’amore incondizionato di un amico ad aprire il cammino verso Dio: Egli, che non si è mai allontanato, inizia a inondarci di Amore e grazia e comprendiamo quanto sia importante aprire il cuore all’accoglienza e alla sterilità che diventa feconda.
Dall’altra parte, Dio, riempio quel bambino abbandonato di una speranza: quella di ritrovare una mamma e un papà che gli diano il diritto di essere figlio.
Quando tutto ciò si compie, perché noi ci siamo fatti trovare da Lui, la gioia di Dio è completa e riempie di Grazia quella famiglia dove quel bambino non è più scartato ma ritrovato.
Così si è compiuta la parola di Dio.

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