Anche nell’adozione la scoperta o riscoperta di una spiritualità può rappresentare una grande ricchezza: scoprirsi amati “per sempre” da un Padre, nonostante tutto, per accogliere e saper amare “per sempre” i nostri figli

Massimo e Marialuisa Cecchetti, si definiscono veneti di nascita e genitori internazionali di “adozione”. Grazie ad Amici dei Bambini, infatti, hanno avuto la gioia di accogliere, diversi anni fa, tre figli in adozione.
Oltre ad aver collaborato nel tempo, come famiglia, alla realizzazione della mission di Ai.Bi., Massimo e Marialuisa, sono membri dell’associazione “La Pietra Scartata”, fin dalla sua fondazione, ed è proprio in seno a questa associazione che hanno avuto modo di percorrere un cammino sulla spiritualità dell’adozione, “un cammino – spiegano- che per noi parte più da lontano…”
Il primo incontro con Ai.Bi.: “chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome…”
“Da ragazzi – raccontano- nel varcare l’ingresso della sede nazionale di Ai.Bi., per il week end formativo previsto per gli aspiranti genitori adottivi, notammo una frase incisa nel muro, cogliendone allora, però solo la prima parte che diceva così: ‘chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome …’ tralasciando quell’ ‘accoglie me’, che avrebbe cambiato in seguito i nostri orizzonti e la nostra stessa vita.
Quel “nel mio nome” costituiva “il mandato” e “lo stile” nell’accogliere, ma l’ ‘accoglie me’, l’abbiamo realizzato solo dopo l’incontro con i nostri figli e grazie al cammino sulla spiritualità intrapreso con altre famiglie dell’associazione”.
La sfida della spiritualità
L’intervento di Massimo e Marialuisa Cecchetti preparato congiuntamente a Vilma e Sergio Barel, coordinatori Ai.Bi. del Friuli Venezia Giulia, per la “tre giorni” di Ai.Bi. a San Marino, prende spunto da una riflessione importante: “la sfida della spiritualità”.
Abbiamo intervistato i coniugi Cecchetti per approfondire il significato di questa “sfida” e di come possa essere messa in campo.
Perché avete intitolato il vostro intervento “la sfida della spiritualità”?
Nel titolo dell’intervento viene definita la spiritualità come una sfida, perché come proposta può non essere facilmente colta o accolta da tutti, anche in ambiti dove il terreno dovrebbe essere “più fertile”. Sfida perché richiede comunque la disponibilità di saper “guardare oltre” e “guardarsi dentro”.
Anche nell’adozione la scoperta o riscoperta di una spiritualità può rappresentare una grande ricchezza: scoprirsi amati “per sempre” da un Padre, nonostante tutto, per accogliere e saper amare “per sempre” i nostri figli.”
Quali sono le diverse “sfide” che proponete e perché?
Alcune delle sfide che proponiamo sono:
-Incontri di orientamento, in senso cristiano, all’accoglienza adottiva e affidataria
Si conoscono tante cose sull’adozione, a volte distorte, ma a noi piace vederla come una “chiamata”, una vocazione specifica che spesso dalle famiglie non viene colta, o colta fino in fondo.
Da qui l’idea di creare uno sportello all’interno del Consultorio familiare diocesano a disposizione delle famiglie per un primo approccio motivazionale e di ascolto.
C’è un proliferare nei nostri territori, anche in ambito ecclesiale, di percorsi che tendono a sostenere la fertilità di coppia, in contrapposizione alla fecondazione assistita, ma non c’è nessuno che promuova ed incoraggi la “fertilità adottiva”.
-Creare un luogo: “la casa” dell’accoglienza e della spiritualità
Un luogo di accoglienza, di condivisione, di “ristoro spirituale” con incontri mensili aperti alle famiglie accoglienti.
In questo ambito si potrebbe realizzare il tradizionale “Percorso sulla spiritualità dell’adozione”
-Ma Dio tace: dar voce al grido (di speranza) dei bambini abbandonati.
Proporci per mettere in scena la rappresentazione “a chiamata” anche con possibilità di dialogo finale con gli “attori” (e ove possibile anche con l’autore), testimoni dell’accoglienza.
-Rito di benedizione delle adozioni: estendere la proposta ad altre diocesi
Qual’è l’obiettivo finale delle “sfide” che “mettete in campo”?
L’obiettivo ultimo di queste sfide è quello di trasmettere e condividere quello che di bello abbiamo ricevuto, che ci porta ad “essere sempre pronti a dar ragione della speranza che è stata posta dentro di noi”.
Un po’ come quell’uomo che trova un tesoro nascosto nel campo o quel mercante che trova una perla di grande valore.
Questo è il cuore della cosiddetta “Spiritualità dell’Adozione”, che trae origine dall’aver colto, nel volto dei nostri figli, il volto di Cristo abbandonato e risorto dal Padre.
Ecco allora che, a quella frase incisa all’ingresso della sede Ai.Bi., andrebbe aggiunto “e a accoglie colui che mi ha mandato”
Quale può essere, secondo voi, il valore aggiunto di un seminario come quello organizzato da Ai.Bi. a San Marino?
Il valore aggiunto di un seminario come quello di Ai.Bi al quale partecipiamo da più di vent’anni è quello di potersi confrontare con famiglie provenienti da tutta Italia, privilegiando la condivisione delle esperienze familiari.
Quest’anno un ulteriore valore è rappresentato dalla presenza di entrambe le anime di Ai.Bi, ovvero le famiglie dell’associazione e i responsabili e gli operatori dell’organizzazione: un bel momento di confronto per disegnare il futuro, ben ancorati ai valori fondanti delle origini.
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.


