Domenica 7 agosto. XIX domenica del tempo ordinario. Cristina e Paolo Pellini (Comunità La Pietra Scartata, regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 12,35-40)
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,35-40)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Il commento di Cristina e Paolo

Il brano di oggi è inserito nei capitoli del vangelo di Luca dal 9 al 19, che parlano del viaggio di Gesù verso Gerusalemme. In Luca, questo viaggio prende ben dieci capitoli, uno spazio molto più ampio che negli altri due sinottici (in Matteo due capitoli e in Marco addirittura un solo capitolo!). Delle brevi notizie conferiscono al tutto una forma di itinerario. In realtà questo quadro di itinerario contiene una gran quantità di insegnamenti, esortazioni e controversie, il cui scopo è quello di preparare i discepoli al tempo della Chiesa, che verrà dopo la Pasqua. In questo contesto, ecco l’insegnamento di oggi, sotto forma di parabola, che parla della venuta del Figlio dell’uomo.
Gesù, in sintesi, dice ai suoi discepoli di essere sempre vigilanti, come se fossero servi nella sua casa in sua assenza, perché non sanno quando il padrone tornerà. Anche noi, suoi discepoli, che viviamo nel tempo della Chiesa, iniziato dopo la sua risurrezione, non sappiamo quando verrà Gesù, signore delle nostre vite.
A che ora del giorno o della notte, se in un giorno di festa o di lavoro. Ma ciò che dobbiamo sapere è che quando il Signore viene (e viene!), dobbiamo farci trovare sempre pronti ad accoglierlo.
Questa vigilanza si traduce nell’attenta accoglienza del povero, perché è così che si mostra a noi Gesù: come il piccolo e l’abbandonato, il malato e il povero.
Essere vigili significa essere perseveranti nell’attesa paziente, nonostante la delusione e la stanchezza dei momenti difficili perché quel piccolo che incontriamo è, in realtà, il più importante e grande incontro che nella nostra vita potremmo fare. Quell’incontro potrà essere il Gesù abbandonato che stravolgerà le nostre vite, la nostra sicurezza, mostrandoci al tempo stesso un bene infinito: la salvezza di chi abbiamo atteso e accolto ma anche la nostra.
Non sappiamo e non sapremo mai quando viene il padrone. Potrebbe essere la parusia, la seconda venuta del Signore nel corso della storia, potrebbe essere quel bambino che ha urgente bisogno di essere accolto in affido, potrebbe essere l’ennesima emergenza umanitaria nel mondo, ma dobbiamo imparare che c’è sempre qualcosa che ci può sorprendere e di fronte alla quale non dobbiamo e non possiamo farci cogliere nel sonno.
Se sapremo fare così, Gesù verrà, ci farà accomodare alla sua tavola e ci servirà lui stesso offrendoci “cibi succulenti e vini raffinati” (doni, peraltro, che in realtà ogni giorno il Signore ci offre, ma che spesso non siamo nella condizione di accogliere perché disattenti). E noi, suoi servi, ci lasceremo servire da Lui, nostro padrone, perché Lui vuole salvarci.
Ti preghiamo, o Signore Gesù, nostro fratello, nostra via, verità e vita, di concederci con abbondanza il dono dello Spirito Santo, in nome della tua morte e risurrezione, affinché sappiamo sempre essere umili servi nella tua casa, vigili e attenti, che scrutano la notte in attesa della tua venuta. Amen.
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