Lasciamoci ispirare dalla figura di Paolo. Anche noi battezzati, come lui, siamo chiamati a essere missionari e a portare l’annuncio evangelico a tutti, specialmente ai bambini abbandonati e in difficoltà

Qualche mese fa è stata pubblicata su questo sito una recensione de “L’ombra del Padre” di Jan Dobraczynski. Proponiamo ora un altro romanzo molto significativo dello stesso autore, intitolato “La spada santa”, sulla storia di San Paolo, pubblicato per la prima volta a Varsavia nel 1957.
Chi è Jan Dobraczynski?
Dobraczynski è considerato dalla critica letteraria uno dei più grandi romanzieri polacchi del ventesimo secolo. È vissuto tra il 1910 e il 1994 e ha sempre ambientato i suoi romanzi nell’ambito della storia della salvezza narrata dalla Bibbia e nell’ambito della storia della Chiesa, spesso descrivendo le vite dei santi.
Durante la Seconda guerra mondiale ha servito nell’esercito polacco come capitano di cavalleria rimanendo ferito.
Ricordiamo che nel 1939, a seguito del Teufelspakt (il “patto del diavolo”) tra Hitler e Stalin, la Polonia fu attaccata il primo settembre da ovest, dalla Germania e il 17 settembre da est, dall’Unione Sovietica. Le due potenze, dopo avere conquistato facilmente lo Stato, in netta inferiorità a livello di possibilità belliche, se lo spartirono.
A seguito di questi avvenimenti, Dobraczynski si dedicò ad attività politiche clandestine. Fu catturato durante l’insurrezione di Varsavia del 1943, quando gli abitanti ebrei del ghetto, aiutati dalla resistenza polacca, si ribellarono agli occupanti nazisti causando una reazione tedesca che provocò circa 20.000 morti. Lo scrittore polacco fu internato nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, in Germania. Liberato alla fine della guerra, si dedicò nel dopoguerra alla scrittura di romanzi.
Il romanzo “La spada santa”
“La spada santa” descrive un tratto della vita di San Paolo.
All’inizio della narrazione troviamo un Paolo itinerante lungo le coste del Mar Egeo, tra Grecia e Turchia (ricordiamo che a quel tempo il Mar Egeo costituiva un unicum etnico-culturale di lingua greca). Ma lo Spirito lo muove verso Gerusalemme. Paolo sente che è là che deve andare, nonostante sappia benissimo che a Gerusalemme, dove si è consumata la parte finale della vicenda di Gesù, gli avversari del Nazareno sono particolarmente numerosi e potenti.
Per tutto il racconto, con una tecnica di chiaro-scuro, il narratore alterna le vicende di Paolo e dei suoi amici con quelle dei suoi nemici: i sicari (terroristi così chiamati dalla “sica” il pugnale che usavano per uccidere), arcinemici dei cristiani, e i potenti di turno sia ebrei e romani, la cui condotta morale è spregevole. Questa tecnica letteraria di contrasto fa risaltare ancor più la luce proveniente da Paolo e dai primi cristiani.
Cercando di non spoilerare la vicenda dei sicari a chi volesse leggere il racconto, diciamo solo che uno di questi, tale Arie, è talmente deciso ad ucciderlo che, quando Paolo viene imbarcato per essere portato a Roma dove verrà giudicato, si imbarca con lui.
Il viaggio di Paolo e la tempesta
Sappiamo poi quello che succede all’imbarcazione di Paolo. Dopo avere costeggiato l’isola di Creta, la nave si imbatte in una terribile tempesta e resta giorni e giorni in balia dei venti e delle onde. Paolo, illuminato dallo Spirito Santo, sa che nessuno perirà e rassicura i naviganti che, al contrario, pensano di essere prossimi alla morte. La nave raggiunge l’isola di Malta e da lì, una volta riparata, le coste dell’Italia, dove i passeggeri sbarcano a Pozzuoli.
San Paolo a Roma
Paolo raggiunge così Roma, dove deve vivere agli arresti domiciliari, costantemente vigilato da un soldato romano. A Roma si sta rapidamente diffondendo il cristianesimo, specie tra i più umili e diseredati, ma non mancano anche conversioni nella nobiltà romana. Purtroppo, presso i romani si è diffusa una visione distorta del cristianesimo e quindi, il popolo romano stesso fa molta fatica a comprendere l’effettiva realtà del cristianesimo.
Siamo all’epoca del regno di Nerone. Un suo funzionario, pensando di fargli cosa gradita, appicca il fuoco in una parte degradata della città, con l’idea che possa essere ricostruita più bella. Il fuoco si sviluppa incontrollabile e investe l’intera città. Dell’incendio vengono incolpati i cristiani e per loro inizia il periodo della persecuzione neroniana, la prima delle tante ondate persecutorie che dovranno soffrire.
Di Paolo, l’autore offre una preziosa introspezione psicologica.
Ne vediamo la progressiva evoluzione spirituale. Anche lui, come tutti i credenti, è colto sovente da dubbi. Dubbi sulla cosa fare, come agire, su quale è la volontà per lui di quel Dio che l’ha chiamato ad annunciare il suo Vangelo dappertutto, correndo rischi enormi e patendo fatiche inenarrabili.
Piano piano i suoi dubbi si diradano e Paolo capisce che il suo compito è annunciare il Cristo Risorto nel cuore del mondo di allora, a Roma, anche a costo della vita. Questa è la volontà di Dio e Paolo obbedisce con gioia.
Inoltre, l’autore ci fornisce una descrizione del complesso rapporto di Paolo con Pietro, anche lui presente a Roma in quegli anni. Tra loro c’era un’iniziale incomprensione. Pietro, infatti, era dubbioso nei confronti dell’idea di Paolo di proclamare il vangelo ai non circoncisi. Capisce poi di avere sbagliato, tanto da raggiungere anche lui la comunità cristiana di Roma. E qui si riavvicina fraternamente a Paolo. Pietro percepisce ora nettamente la differenza tra le loro due vocazioni. A Paolo spetta l’annuncio, portato ovunque. A Pietro spetta il pascere le pecore, cioè il vegliare sul gregge già costituito e il proteggerlo dai lupi.
La personalità di Paolo non è descritta come estremamente severa e austera come a volte viene tratteggiata, ma è una personalità calda, profondamente umana, intensa, piena di gioia nel portare in giro il fuoco della verità che ha conosciuto.
Cos’è la spada santa?
La spada santa del titolo del romanzo è quella mitica usata da Giuda Maccabeo, il ribelle giudeo, nella sua rivolta contro i Seleucidi nel secondo secolo a. C. È stata dispersa e forse Paolo ne ha qualche notizia. I sicari la cercano, ne vogliono fare il simbolo della rivoluzione contro l’oppressione romana che secondo loro presto sarà attuata dai Giudei. Ma i sicari non capiscono che la rivoluzione in atto è un’altra. È quella iniziata sul Golgota da un Galileo che è Figlio del Dio di Israele, e ha dato la sua vita affinché tutti gli uomini, di ogni luogo e di ogni tempo, siano salvati e siano animati dallo Spirito Santo, e perché questo Spirito possa vivere in abbondanza dentro i loro cuori.
Il racconto è pieno di stupende descrizioni di luoghi e personaggi.
Delle vere perle sono la descrizione della conversione di Sergia Paola, una ragazza romana che grazie a Paolo abbraccia il cristianesimo prima della partenza di Paolo per Gerusalemme e la chiamata di Paolo sulla via di Damasco, da lui rievocata come testimonianza per spingere a credere chi lo ascolta. In questa il lettore può intuire la forza dell’esperienza di Gesù vissuta da Paolo e il perché Paolo stesso abbia dedicato tutta la sua vita al maestro. Lui, uomo piccolo e insignificante, malato, affetto da crisi epilettiche, ormai in là cogli anni (quando è a Roma), uno spregevole fariseo uccisore di cristiani, è chiamato a portare Cristo nel mondo, al di là del popolo ebraico inizialmente prescelto da Dio.
Lasciamoci quindi ispirare dalla figura di Paolo, così finemente tratteggiata dallo scrittore polacco. Anche noi battezzati, come lui, siamo chiamati a essere missionari e a portare l’annuncio evangelico a tutti, specialmente ai più bisognosi di esso e ai bambini abbandonati e in difficoltà, dove, in questo caso, l’annuncio può magari avere il volto sorridente di un papà e di una mamma adottivi o di un papà e una mamma affidatari.
Paolo Pellini – La Pietra Scartata
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