Quando, per ciascuno, sarà il momento di lasciare questo mondo, ci sono cinque cose che, secondo lo scrittore Alessandro D’Avenia, è fondamentale non dover rimpiangere
Non c’è nulla di certo fuorché la morte. La frase la si sente ripetere spesso, tanto da suonare come un ritornello vuoto, ma, davvero, la consapevolezza che, prima o poi, per tutti arriverà l’ora della morte, è una assoluta certezza.
E, proprio perché certo, dovrebbe essere un “traguardo” per il quale prepararsi e al cospetto del quale presentarsi senza avere rimpianti.

La vita di Don Pino Puglisi, vissuta senza rimpianti
È questa la riflessione alla base di un pezzo del libro di Alessandro D’Avenia “Ciò che inferno non è”, nel quale un Don Pino Puglisi, ormai in punto di morte, ripercorre con nostalgia quello che sta per lasciare su questa terra. Ma nelle sue parole non ci sono rimpianti, perché lui sa di avere amato, di aver dato tutto se stesso per congiungere gli uomini e Dio.
Ed è proprio in questo momento che lo scrittore elenca cinque rimpianti che nessuno dovrebbe avere prima di morire; perché nel momento in cui lasceremo questo mondo non saranno le ricchezze o gli averi ciò che rimpiangeremo, ma gli affetti e i legami che non abbiamo curato e le verità che non abbiamo difeso.
Cinque cose da non rimpiangere in punto di morte
Ecco, allora, le cinque cose che un uomo non dovrebbe mai rimpiangere quando sta per morire:
– “Non aver vissuto secondo le nostre inclinazioni ma prigionieri delle aspettative degli altri.
– “Aver lavorato troppo duramente, “lasciandoci prendere dalla competizione, dai risultati, dalla rincorsa di qualcosa che non è mai arrivato perché non esisteva se non nella nostra testa
– “Non aver trovato il coraggio di dire la verità… Non non aver detto abbastanza ‘ti amo’ a chi avevamo accanto, ‘sono fiero di te’ ai figli, ‘scusa’” quando avevamo torto, o anche quando avevamo ragione.
– “Non aver trascorso tempo con chi amavamo”. Soffocando il dolore “con piccolissimi e dolcissimi surrogati, incapaci di fare anche solo una telefonata e chiedere come stai”.
– “Non essere stati più felici. Eppure sarebbe bastato far fiorire ciò che avevamo dentro e attorno, ma ci siamo lasciati schiacciare dall’abitudine, dall’accidia, dall’egoismo, invece di amare come i poeti, invece di conoscere come gli scienziati. Invece di scoprire nel mondo quello che il bambino vede nelle mappe della sua infanzia: tesori”.
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.



