Ai.Bi. Amici dei Bambini e l’Associazione La Pietra Scartata hanno partecipato agli appuntamenti dei Cammini Giubilari Sinodali dedicati si temi della prossimità e della cura
“In cammino verso il Giubileo”, è così che il cardinale Mauro Gambetti, arciprete della Basilica di San Pietro, ha sintetizzato lo spirito dell’iniziativa lanciata il 18 giugno us a margine del simposio intitolato “Chinarsi sulla vita”, che si è svolto presso l’aula nuova del Sinodo in Vaticano, a cui hanno partecipato sia il Movimento Ai.Bi. Amici dei Bambini che l’Associazione La Pietra Scartata.
Nel corso del 2022 si terranno altri due appuntamenti e seguiranno sempre la stessa formula chiamata “Cammini Giubilari Sinodali”; illustrandola il cardinale Gambetti ha usato parole simili a quelle impiegate per annunciare il varo della “Fondazione Fratelli Tutti” che è l’ente organizzatore, insieme alla Basilica di San Pietro, di questi percorsi: “sono soprattutto occasioni per trovarsi assieme, realtà ecclesiastiche e laicali: ascoltarsi reciprocamente, far emergere quello che già si fa di bello in questi ambiti e poi cercare una sintesi che abbia anche un contenuto spirituale che possa riverberarsi nel cammino di ciascuno nelle proprie realtà”.
Saranno nove gli appuntamenti che si svolgeranno fino al 2025: ne sono previsti tre per ciascun anno e per ciascun tema considerato fondamentale per costruire la fraternità e l’amicizia sociale. Il primo passo è stato dedicato al tema della prossimità e della cura che è stato declinato sotto angolature diverse. Il tema del 2023 sarà “Riconciliazione e purificazione della memoria”, quello del 2024 “L’amore politico”.
L’incontro “Chinarsi sulla vita” ha avviato i propri lavori con una tavola rotonda moderata da padre Francesco Occhetta, segretario generale della “Fondazione Fratelli Tutti”, che ha preso la parola dopo i saluti di benvenuto di mons. Orazio Pepe, segretario della Fabbrica di San Pietro. Nel corso della tavola rotonda hanno offerto i propri contributi mons. Massimo Angelelli (direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della Conferenza Episcopale Italiana), il prof. Tonino Cantelmi (psichiatra e psicoterapeuta) e la dott.ssa Mariella Enoc (presidente dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù).
Padre Occhetta ha introdotto i lavori focalizzando l’attenzione sul tema posto al centro del simposio facendo ricorso ad un testo (il secondo capitolo della Fratelli tutti), un’immagine (San Pietro guarisce lo storpio) e un affetto (“per chi svolgiamo il nostro servizio?”), ricordando quanto sia fondamentale fermarsi e sostare davanti al “bisogno” e alle “necessità”, andare oltre le culture di appartenenza, riorganizzando la vita sociale a partire dalla compassione. I relatori hanno ha preso spunto dalla propria esperienza ribadendo che la relazione e l’umanizzazione rappresentano la chiave dell’innovazione dei percorsi di cura. Il prof. Cantelmi, inoltre, ha lanciato l’allarme sul peso dei disturbi mentali nella società contemporanea, parlando in particolare del peggioramento delle condizioni di depressione cui occorre porre rimedio mettendo a tema l’importanza delle relazioni, delle buone relazioni che costituiscono occasione di prevenzione e cura delle depressioni.
I lavori del simposio sono poi continuati in distinti laboratori di dialogo dove il confronto è proseguito prima del rientro in plenaria per la condivisione delle diverse esperienze e prospettive di impegno e attività.
In due diversi laboratori i rappresentanti del Movimento Ai.Bi. Amici dei Bambini e dell’Associazione La Pietra Scartata, hanno offerto alcuni spunti di riflessione e approfondimento oltre a presentare identità, mission e attività dei due organismi, sottolineando l’importanza delle sfide e delle svolte sul piano ecclesiale e civile introdotte dal magistero di Papa Francesco sia con l’esortazione Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, sia dall’enciclica Fratelli Tutti.
L’emergenza umanitaria dell’abbandono
Marzia Masiello (Relazioni istituzionali Ai.Bi. Amici dei Bambini), ha ricordato come sia necessario riconoscere come emergenza umanitaria l’emergenza abbandono. Non solo per i numeri che lo caratterizzano, ma proprio perché l’abbandono, una emergenza trasversale a tutte le altre povertà, è invisibile: “Bambini che vivono in istituti – ha affermato Masiello – e che magari hanno da mangiare e da bere sono però soli e sono privati della cosa più importante per un essere umano, rispondere alla domanda: chi sono? A chi appartengo?”. La risposta all’emergenza abbandono è l’accoglienza.
La possibile sterilità feconda
Masiello ha inoltre illustrato la prospettiva della sterilità feconda nel passaggio dalla presunta “disgrazia” della infertilità alla percezione della generatività del cuore da cui nasce la responsabilità genitoriale per uno dei tantissimi bambini abbandonati nel mondo, che aspetta di vedere riconosciuto il suo diritto di essere figlio.
Una cultura dell’accoglienza
Infine, Masiello ha richiamato l’importanza della Cultura dell’accoglienza con idonee politiche a misura di bambine, bambini, adolescenti, giovani e famiglie, in grado di assicurare formazione (importantissimo il ruolo della scuola e della comunità educante) e risorse (umane ed economiche) insieme alla capacità di co-progettare e co-programmare integrando l’apporto di istituzioni, enti e associazioni, famiglie affinché anche il tema della genitorialità, dell’accoglienza con quello della natalità, divengano ovunque questioni strategiche.
Nel proprio laboratorio, Gianmario Fogliazza (coordinatore del centro studi La Pietra Scartata), nel presentare l’esperienza del Movimento Ai.Bi. Amici dei Bambini e dell’Associazione La Pietra Scartata, ha introdotto il proprio contributo con alcuni interrogativi: “verso chi rivolgiamo il nostro sguardo? Verso chi ci chiniamo? Chi abbiamo trovato e ancora oggi troviamo ‘moribondo ai margini della strada’? Di chi ci prendiamo cura? Con chi condividiamo il servizio della – reciproca – cura?”. Per cogliere il senso e l’identità dei due organismi occorre guardare all’infanzia abbandonata, dimenticata, rifiutata, agli aspiranti genitori adottivi, alle famiglie adottive e affidatarie, ad ogni altro ‘nostro figlio’ ancora solo o senza famiglia nel mondo.
Chinati con lo sguardo rivolto ai figli abbandonati, soli, dimenticati o rifiutati
Nel riprendere le domande proposte per alimentare il confronto, Fogliazza ha poi sviluppato alcuni dei temi chiave dell’esperienza associativa; in particolare, in relazione alla domanda circa lo “specifico che innova la cura che viene prestata”, Fogliazza ha in sintesi illustrato come sia fondamentale il riconoscimento della dignità filiale quale paradigma per cogliere l’identità dei soggetti cui Ai.Bi. Amici dei Bambini e La Pietra Scartata rivolgono il proprio servizio: non solo genericamente “infanzia”, non solo “minori”, non solo “bambini”, ma figli, ognuno con un nome, un’identità e una dignità. Come infatti bene richiama Papa Francesco “ogni essere umano – quindi anche i bambini abbandonati – ha diritto a vivere con dignità e a svilupparsi integralmente”. Si tratta di un diritto fondamentale che deve essere riconosciuto ad ogni persona “anche se è poco efficiente, anche se è nato o cresciuto con delle limitazioni; infatti ciò non sminuisce la sua immensa dignità come persona umana, che non si fonda sulle circostanze bensì sul valore del suo essere e quando questo principio elementare non è salvaguardato, non c’è futuro né per la fraternità né per la sopravvivenza dell’umanità” (Fratelli Tutti n. 107).
Dall’assistenza all’accoglienza
Per rispondere alla domanda su quale sia il metodo innovativo con cui opera Ai.Bi. Amici dei Bambini, Fogliazza ha suggerito di osservare la fondamentale evoluzione cui non possiamo rinunciare: quando ci si china sull’infanzia sola e lasciata ‘moribonda’ sul ciglio della società, occorre integrare la necessaria intraprendenza della ospitalità, protezione e assistenza, in cui molti organismi sono impegnati, con la preziosa e non sostituibile accoglienza propriamente familiare; se è vero che la famiglia è talvolta origine di abbandono, violenza e rifiuto, molto più importante è la famiglia che accoglie: adozione e affido sono in grado di ripristinare o custodire la dignità filiale dei bambini abbandonati o fuori famiglia, una dignità che ora smarrita, ora sospesa non può essere rimossa dalle circostanze.
Affrontando, infine, un’ultima questione relativa alle modalità attraverso cui ci si rende promotori di una cultura del “prendersi cura”, Fogliazza ha ulteriormente approfondito il passaggio fondamentale di prospettiva – dal “to cure”dell’assistenza al “to care” dell’accoglienza -, sottolineando come le famiglie adottive e affidatarie siano assolutamente convinte che “vivere indifferenti davanti al dolore non” sia un’opzione possibile poiché “non possiamo lasciare che qualcuno rimanga ai margini della vita” (FT n. 68).
Una conversione possibile
Occorre convertire la riduzione del tema della generazione nella semplice logica riproduttiva, oggi enfatizzata nel presunto “diritto al figlio” e alimentata dalle svariate tecniche o prassi di procreazione, con la promozione dell’accoglienza che non strumentalizza o riduce ad oggetto il bambino, ma gli riconosce o ristabilisce dignità propriamente filiale; ciò si rende praticabile e sostenibile attraverso le creative forme della fecondità coniugale che, anche con l’adozione o l’affido, sono in grado di restituire senso autentico alla generazione e speranza anche a quanti sono sfidati nella vita dalla infertilità o dalla sterilità.
Da ultimo, Fogliazza ha evidenziato come appartenga al patrimonio genetico del carisma delle famiglie adottive e affidatarie, e in generale della spiritualità dell’accoglienza, quanto Francesco ricorda nell’affermare che “per i cristiani, le parole di Gesù implicano il riconoscere Cristo stesso in ogni fratello abbandonato o escluso” (FT n. 85). Si tratta infatti di una consapevolezza che è in grado di suscitare dedizione e alimentare accoglienza poiché esprime una fede capace di riempire “di motivazioni inaudite il riconoscimento dell’altro, perché chi crede può arrivare a riconoscere che Dio ama ogni essere umano con un amore infinito e che «gli conferisce con ciò una dignità infinita»” (FT n. 85): questo è ciò che accade quando una mamma e un papà accolgono come figlio proprio un bambino abbandonato ancorché da loro non generato, riconoscendo in lui il volto del Risorto e testimoniando a lui l’affidabilità della promessa di Dio.
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