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“Chiedere”. Ecco come possiamo essere accolti dal Padre, aprire le nostre braccia e accogliere a nostra volta

Domenica 24 luglio. XVII domenica del tempo ordinario. Cristina e Claudio (Gruppo Famiglie – Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 11,1-13)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,1-13)
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”». Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».


Il commento di Cristina e Claudio

La preghiera è dialogo, è parlare con il Padre. Noi l’abbiamo sempre considerata un’abilità “innata”, eppure “uno dei discepoli” chiede proprio questo a Gesù: “insegnaci a pregare“, insegnaci a parlare con nostro Padre.
Anche a noi capita spesso di non sapere come pregare, per cosa pregare: con tutto quello che c’è in giro, ti pare che ascolti proprio me? Ci vorrebbe una sorta di “formula magica” che risolve tutto, magari anche secondo i nostri piani e schemi mentali (dato che noi abbiamo sempre in tasca la soluzione per tutto), vero?
Ed ecco che Gesù ci fornisce la “formuletta” e (come suo solito) va oltre e ci semplifica la vita: per pregare è sufficiente chiamare Dio “Padre”! È semplice, no? È semplice perché tutti siamo figli e già questo potrebbe bastarci. Alcuni conoscono anche l’altro “lato” perché sono padre e madre, di figli biologici o accolti in modo diverso: ecco perché è semplice pregare.
Gesù poi dà altre “indicazioni”, che conosciamo bene, vero? Una su tutte? Noi ci troviamo spesso ad affannarci a mettere da parte per noi, la nostra vecchiaia, il “non si sa mai”, i figli…
Considerando che “quotidiano” significa “di oggi, di un giorno solo”, noi facciamo un po’ fatica a vivere sul serio il “dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Voi?
Poi Gesù riprende il tema del pane (alimento primario oltre che necessario al nostro sostentamento) e lo fa per darci esempi concreti di ciò che dalla preghiera naturalmente scaturisce. A volte, di fronte a qualcuno che ci viene a bussare, di fronte al tanto bene che c’è da fare, ci capita di chiuderci in noi stessi o restare chiusi in casa. Abbiamo anche un’ottima scusa: “è tardi” (mezzanotte), “la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto”. Rischiamo di fare lo stesso anche rispetto all’accoglienza: di fronte ai tanti bambini in attesa di una mamma e un papà, ci chiudiamo nel fatto che “siamo già in tanti a casa”, “abbiamo già tre figli e facciamo fatica a stare dietro a loro (…nel senso che non ci riusciamo proprio)” e tutto nonostante l’urlo “insistente” di questi bambini.
Sapere che Dio è Padre dovrebbe bastarci, eppure Gesù ci esemplifica ulteriormente come comportarci: “chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”. Noi facciamo ancora tanta fatica a “chiedere” di avere più forza, pazienza (ci verrebbe data), a “cercare” il modo a noi più consono per fare del bene in abbondanza (lo troveremmo!), a “bussare” alla porta di nostro Padre (ci accoglierebbe a braccia aperte e ci darebbe tutto il supporto che ci serve per vivere in pienezza). Voi?
Infine, Gesù, forse consapevole della fatica che facciamo a chiedere, cercare e bussare, ci fornisce anche la “chiave” per farcela! È lo Spirito Santo: fonte di tutto e tante volte quasi ignorato. Ecco come possiamo ricevere la pazienza che chiediamo. Ecco come possiamo trovare il “nostro” modo di fare del bene. Ecco come possiamo essere accolti dal Padre, aprire le nostre braccia e accogliere a nostra volta. Ecco come possiamo vivere sul serio il Vangelo.

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