L’Étoile del Teatro dell’Opera di Roma si è sposata giovanissima e ha avuto 4 figli, continuando a mantenere il suo ruolo di prima ballerina. Perché se succede qualcosa di bello e profondo nella vita, anche la nostra arte viene arricchita!
Conciliare famiglia e lavoro è complicato, si sa. Anzi, a volte, pensando a lavori un po’ “particolari”, che prevedono tanti impegni, magari in giro per il mondo, si pensa sia addirittura una causa persa… Poi, però, ci si imbatte in storie come quella di Rebecca Bianchi, che di mestiere fa la ballerina, o meglio, la prima ballerina del Teatro dell’Opera di Roma, è sposata, ha quattro figli e ad Agensir ha confessato che non le dispiacerebbe averne altri, anche se “non è facile conciliare una carriera con la famiglia, vivendo in una città come Roma”.
Viva la sincerità.
Decisioni controcorrente per una storia bellssima
Eppure, evidentemente, più che una questione di difficoltà da superare è una questione di scelte da fare. Rebecca, la prima scelta l’ha fatta quando a 10 anni si è trasferita a Milano per studiare danza alla Scala; la seconda, già più “fuori dagli schemi”, quasi 10 anni dopo, quando ha iniziato a ballare al Teatro dell’Opera di Roma sognando di andare all’estero ma nella capitale ha incontrato il ballerino Alessandro Rende, si è innamorata e ha deciso di restare.
Già questo basterebbe per avere una bella storia da raccontare e un esempio di come l’amore e il desiderio di una famiglia possano prevalere sui sogni professionali. Almeno di quelli fatti in teoria, perché, nella pratica, Rebecca non ha mollato nulla e, scelta dopo scelta, ha deciso di sposarsi giovane, a 22 anni, avere subito i primi due figli, e tornare a calcare il palcoscenico.
Ha ricoperto nuovi ruoli importanti ed è stata nominata prima ballerina, quindi è rimasta incinta della terza figlia. Ma tre mesi dopo il parto era già tornata a danzare. Cose che a raccontarle scorrono facili ma che nella vita vera sappiamo bene quanto sacrifici, quanti dubbi e quanti “equilibrismi” richiedano.
Rebecca non lo nasconde e alla domanda di Agensir se avesse mai avuto paura che l’aver avuto figli così giovane potesse pregiudicarle la carriera, confessa: “Forse, c’è stato un piccolo pensiero durante la prima gravidanza, perché non sapevo come si sarebbero trasformati il mio corpo e la mia vita, i miei impegni durante la giornata, ma una vera paura non l’ho mai avuta… È così bello quando si rimane incinte, le paure vengono di più prima, quando si deve pensare di avere un bambino o immaginare la propria vita con un figlio, però poi quando ho scoperto la gravidanza mio marito ed io eravamo felicissimi. La cosa bellissima è che dopo la nascita di Emanuele nel giro di pochissimo sono tornata in forma, ma soprattutto sentivo un’energia e una voglia di tornare a teatro e ballare, che è la mia passione: il lavoro è qualcosa di indispensabile per noi artisti e buttiamo dentro a quest’arte tutto quello che viviamo nella vita, se succede qualcosa di molto bello e di profondo, anche la nostra arte viene arricchita”.
L’amore e la forza insostituibili che danno la famiglia
In tutto questo l’aiuto del marito Alessandro è stato fondamentale (“se non ci fosse lui, forse non avrei avuto questo grande coraggio né la forza di ricominciare ogni volta”), così come le baby sitter, i nonni e, soprattutto, lo spirito di adattamento: “Alla fine ci siamo sempre riusciti a organizzare – dice Rebecca. Penso che quando si ha coraggio poi gli aiuti si trovano”.
Rebecca ha raccontato la sua storia anche durante la seconda edizione degli Stati Generali della Natalità, sottolineando con convinzione la bellezza di costruire una famiglia da giovani: “Vorrei lasciare ai ragazzi il messaggio che è bello costruire una famiglia, andare avanti nonostante tante difficoltà e impegni. Anche in famiglia ci sono momenti difficili, però tutto questo non toglie che sia un’esperienza molto bella, che ti riempie e ti arricchisce e che ti aiuta a diventare una persona più completa, anche nel rapporto con gli altri”.
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