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La missione di Giuseppe: inserita nel contesto quotidiano di una famiglia e di un vero matrimonio (4)

La paternità di Giuseppe non è derivata dalla generazione, eppure non è “apparente” o “sostitutiva”: essa possiede in pieno l’autenticità della paternità umana e della missione paterna della famiglia

I contributi raccolti nel fascicolo n. 6 della rivista “Lemà sabactàni?” sono dedicati a Giuseppe con l’intento di avvicinare lo sposo di Maria e padre di Gesù, riprendendone e contemplandone i tratti peculiari, rintracciando in lui il profilo universale dell’esperienza della paternità anche adottiva. Sono state quindi esplorate le dinamiche della sua relazione sponsale e paterna istituita con Maria e Gesù lasciando emergere e affrontando alcuni quesiti: Giuseppe può essere idoneamente indicato come “padre adottivo” di Gesù o la figura del “padre putativo” esaurisce e sospende ogni plausibile ulteriore comprensione? L’esperienza dell’adozione e le sue specifiche caratteristiche appartengono alle dinamiche del rivelarsi di Dio in Gesù o ricercare e riconoscere nella Storia della Salvezza tale prospettiva conclude per essere esercizio inutile, arbitrario e fuorviante?

Tra i diversi studi raccolti, qui volentieri riproponiamo il contributo sul tema del teologo Alberto Cozzi (vicepreside della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e preside dell’ISSR di Milano) –La missione di Giuseppe. Se incarnazione e adozione si incontrano – il quale non intende semplicemente accostare e interpretare Giuseppe come “padre adottivo” di Gesù, ma verificare il significato dell’adozione alla luce del ruolo di Giuseppe nell’accogliere la nascita di Gesù da Maria.
La pubblicazione del contributo di Alberto Cozzi, si articola in 6 tappe. Questa è la quarta. (Per leggere la terza, QUI). L’intero contributo si può leggere acquistando il numero 6 della rivista “Lemà sabactàni?” QUI

Quarta tappa

La missione di Giuseppe in quanto «sposo di Maria»

La novità del Dio-con-noi, che si realizza in un ritmo paradossale nella missione di Giuseppe, esige però di inserirsi nei legami ordinari, quotidiani di una famiglia, ovvero nel contesto di un vero matrimonio. Giuseppe realizza la sua missione in quanto «sposo di Maria»:

Rivolgendosi a Giuseppe con le parole dell’angelo, Dio si rivolge a lui come allo sposo della vergine di Nazaret. Ciò che si è compiuto in lei per opera dello Spirito Santo esprime al tempo stesso una speciale conferma del legame sponsale, esistente tra Giuseppe e Maria (cfr. l’esortazione apostolica su san Giuseppe di san Giovanni Paolo II, Redemptoris custos, n. 18).

Come si deduce dai testi evangelici, il matrimonio di Maria è il fondamento giuridico della paternità di Giuseppe. Ne consegue che la paternità di Giuseppe passa attraverso il matrimonio con Maria, cioè attraverso la famiglia. […] Nel momento culminante della storia della salvezza, quando Dio rivela il suo amore per l’umanità mediante il dono del Verbo, è proprio il matrimonio di Maria e Giuseppe che realizza in «piena libertà» il «dono sponsale di sé» nell’accogliere ed esprimere un tale amore. Il Salvatore ha iniziato l’opera della salvezza con questa unione verginale e santa, nella quale si manifesta la sua onnipotente volontà di purificare e santificare la famiglia (Redemptoris custos, n. 7).

La salvezza che passa attraverso l’umanità di Gesù si realizza nei gesti che rientrano nella quotidianità della vita familiare, rispettando quella condiscendenza inerente all’economia dell’incarnazione (Redemptoris custos, n. 8)

Inserita direttamente nel mistero dell’incarnazione, la famiglia di Nazareth costituisce essa stessa uno speciale mistero. E insieme a questo mistero appartiene la vera paternità: la forma umana della famiglia del Figlio di Dio – vera famiglia umana, formata dal mistero divino. In essa Giuseppe è il padre: non è la sua una paternità derivata dalla generazione; eppure essa non è «apparente», o soltanto «sostitutiva», ma possiede in pieno l’autenticità della paternità umana, della missione paterna nella famiglia. Insieme con l’assunzione dell’umanità, in Cristo è anche assunto ciò che è umano e, in particolare, la famiglia, quale prima dimensione della sua esistenza in terra. In questo contesto è anche assunta la paternità umana di Giuseppe (Redemptoris custos, n. 21).

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