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Marco Griffini. Il grido del perdono: il ringraziamento (7)

Ora, Greta può “adottare” quella madre – che parecchi anni prima l’aveva abbandonata – riconoscersi sua figlia e ringraziarla! È la seconda adozione di Greta. Quella definitiva!

Il fascicolo n. 12 della rivista “Lemà sabactàni?”, in continuità con la sequenza di incontri proposti nel cammino di esplorazione del mistero dell’abbandono e dell’accoglienza nella storia della salvezza, affronta la vicenda di Giuseppe, figlio di Giacobbe, narrata in uno dei racconti più affascinanti e coinvolgenti di tutta la Bibbia. Più ci si accosta alla storia di Giuseppe, più le identificazioni e le convergenze con le condizioni di abbandono e di accoglienza note nel percorso adottivo emergono e si attivano, suscitando ulteriore rielaborazione circa l’interpretazione di tali esperienze, rilette alla luce della Parola di Dio capace di svelarne l’autentico senso.

Griffini verificherà similitudini e analogie della storia di Giuseppe sia con la condizione di Gesù in croce, sia con le esperienze dei figli abbandonati e dei genitori che li hanno accolti.

Seguendo le orme di Giuseppe lungo un itinerario segnato da due grida, quello dell’abbandono e quello del perdono, Griffini si propone di indagare se anche dal grido di abbandono di Giuseppe trovi origine quel cammino che porta alla salvezza: “vogliamo, ancora una volta, comprendere se è vero che il Padre non ti abbandona ma, anzi, ti benedice”.

Il percorso è diviso in nove tappe. Questa è la settima.

(Per la sesta tappa QUI)

Settima tappa

Il Ringraziamento

E Dio, il Padre, agisce in quello che è il “suo” forte: “trarre il bene dal male, servendosi persino del peccato degli uomini per realizzare il suo disegno di salvezza” (cfr C. Macías De Lara, Giuseppe e i suoi fratelli, Milano 2008, p. 118).
Si inizia, allora, a vedere il nostro abbandono con altri occhi: quella donna che mi ha abbandonato mi appare sempre più come una madre. L’abbandono aveva di fatto cancellato la sua identità di madre: ora, il perdono recupera questa identità non solo in me, ma anche in lei stessa. Con il mio perdono, “mia” madre – colei che mi ha abbandonato – ritrova la sua identità di madre e il suo abbandono – grazie al mio perdono – viene “redento”. Cambia il suo volto e l’atto di abbandono diventa un atto di salvezza. Nell’essere perdonata riscopre il dono della sua maternità e anche per lei si apre la via della salvezza.

Concetti forse difficili da comprendere e accettare, ma espressi, molto bene, da Greta, una giovane figlia adottata ora divenuta mamma in una testimonianza proposta in occasione della XXI Settimana di incontri e formazione di Ai.Bi. Amici dei Bambini (Montecolombo-Rimini, agosto 2012):

Chi sei tu? Chi sei …?
Come hai fatto a scegliere di amarmi
invece di cancellarmi …?
Come ti sei sentita in quei momenti di
solitudine … quando, da sola, hai dovuto scegliere,
per me piccola e indifesa, la strada
della vita e non della morte?
Come hai reagito ad ogni mio movimento
nel tuo grembo …?
Hai gioito? Hai pianto?
E quando nel momento del travaglio
hai sofferto e hai urlato e poi…
mi hai visto, cosa hai pensato?
Quando per qualche istante mi hai
tenuto tra le braccia, cosa hai provato?
Gioia …?
Amore …?
Sollievo …?
Rifiuto …?
Chi sei tu?

Greta, con la nascita di suo figlio, chiude il cerchio con il suo passato: riconosce e ridona a quella donna che, parecchi anni prima, l’ha abbandonata, la sua identità di madre. Riconosce il bene che le ha donato, regalandole la vita: ora, grazie alla sua scelta di salvezza, può godere della gioia della maternità, una gioia che la madre – forse – non ha avuto!
Greta nel restituire il bene – cioè accogliendo e redimendo il gesto di disperazione della madre – al male fattole con l’abbandono, di fatto, vince il male del suo abbandono. Ora, Greta può “adottare” quella madre, riconoscersi sua figlia e ringraziarla! È la seconda adozione di Greta. Quella definitiva! Ora si può finalmente “gridare”!

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