Amare il prossimo, vuol dire anche non distogliere lo sguardo dalle popolazioni che soffrono nel mondo. Dai nostri fratelli più vulnerabili, offrendo loro il nostro conforto, ognuno come può, in base alle proprie possibilità

Amare Dio ed amare il prossimo come se stessi: sono questi i fondamentali comandamenti della liturgia, di domenica 31 ottobre, al centro dell’Angelus del Papa
Per leggere l’ANGELUS completo di domenica 31 ottobre QUI
“Nella Liturgia di oggi –osserva Papa Francesco– il Vangelo racconta di uno scriba che si avvicina a Gesù e gli domanda: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?» (Mc 12,28). Gesù risponde citando la Scrittura e afferma che il primo comandamento è amare Dio; da questo poi, per naturale conseguenza, deriva il secondo: amare il prossimo come sé stessi (cfr vv. 29-31).
Papa Francesco ci esorta ad accogliere la Parola del Signore, a lasciarci “cambiare dentro”. Ad avere sempre il Vangelo a portata di mano per “rileggerlo ed appassionarsene”: “Quando lo facciamo, Gesù, Parola del Padre, ci entra nel cuore, diventa intimo a noi e noi portiamo frutto in Lui. Prendiamo ad esempio il Vangelo di oggi: non basta leggerlo e capire che bisogna amare Dio e il prossimo. È necessario che questo comandamento, che è il “grande comandamento”, risuoni in noi, venga assimilato, diventi voce della nostra coscienza. Allora non rimane lettera morta, nel cassetto del cuore, perché lo Spirito Santo fa germogliare in noi il seme di quella Parola”.
“Amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutta la forza e il prossimo come me stesso”.
Il Santo Padre ci pone una domanda: “Chiediamoci: questo comandamento, orienta davvero la mia vita? Questo comandamento trova riscontro nelle mie giornate?”
Amare il prossimo, vuol dire anche non distogliere lo sguardo dalle popolazioni che soffrono nel mondo. Dai nostri fratelli più vulnerabili, offrendo loro il nostro conforto, ognuno come può, in base alle proprie possibilità.
Un pensiero per la popolazione di HAITI che “vive in condizioni al limite”
E anche il Santo Padre, al termine dell’Angelus, ha rivolto un pensiero alle popolazioni del mondo che stanno soffrendo. Tra loro quella di HAITI, alla quale noi di Ai.Bi. siamo particolarmente legati.
Un popolo che, come osserva il Santo Padre: “vive in condizioni al limite. Chiedo ai responsabili delle Nazioni di sostenere questo Paese, di non lasciarlo solo. E voi, tornando a casa, cercate notizie su Haiti, e pregate, pregate tanto. Stavo vedendo nel programma “A Sua Immagine”, la testimonianza di quel missionario camilliano ad Haiti, padre Massimo Miraglio, le cose che ci diceva… di quanta sofferenza, quanto dolore c’è in questa terra, e quanto abbandono. Non abbandoniamoli!”.
Un aiuto per la popolazione di Haiti
Non bastava la situazione di estrema povertà ed incertezza ad accompagnare la vita della popolazione di Haiti, ci si è messo anche il terremoto avvenuto in estate, ad acuire la già difficile situazione del Paese, uccidendo 2.200 persone e costringendo circa 300.000 famiglie a dormire in strada.
Noi di Ai.Bi. ne abbiamo parlato e continuiamo a farlo, per non lasciarli soli, per mantenere alta l’attenzione. QUI
Ad Haiti, il 25% degli 11 milioni di abitanti vive con meno di due dollari al giorno. Il 53% della popolazione soffre per gravi forme di denutrizione e malnutrizione. La mortalità infantile entro i primi 5 anni di vita è di 72 bambini ogni mille.
In occasione del terremoto di questa estate, Ai.Bi. ha aperto una raccolta fondi in collaborazione con l’Associazione Internazionale Haiti Integrity Project (A.I.H.I.P.) per aiutare i bambini accolti nei piccoli istituti locali, chiamati Creche. La raccolta è ancora attiva. C’è da fare ancora molto. Chiunque può partecipare con una donazione.
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