2 novembre 2021. Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Massimiliano Sabbadini, consigliere spirituale della comunità La Pietra Scartata, commenta il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,37-40)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,37-40)
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
Il commento di don Massimiliano
L’accorato ricordo dei nostri cari defunti viene oggi illuminato dalla prospettiva più autentica nella quale vivere tutti i nostri legami, quella della fiducia. È nella fiducia in Cristo Risorto che possiamo pensare alla scomparsa delle persone nella morte non come a una perdita irrimediabile ma come all’attesa di un nuovo incontro nella vita eterna. È fidandoci della Sua promessa che speriamo fermamente che dopo la morte terrena vivremo per sempre con Lui e, dunque, con tutti quelli che gli appartengono. La commemorazione dei fedeli defunti nell’Eucarestia è dunque il rinnovarsi di quella consegna di noi stessi e dei nostri cari, vivi e morti, a Colui che ha conosciuto la morte nella quale, affidato completamente al Padre della vita, ha sconfitto l’estremo nemico e ora vive nella comunione eterna dalla quale effonde già su di noi il Suo Spirito, il soffio vitale che ci guida e che porterà anche noi a gioire nella pienezza dell’esistenza riscattata dalla morte.
La volontà di Dio manifestata e realizzata in Gesù Cristo morto e risorto è quella di non perdere nessuno, di risuscitare tutti. L’unica condizione è di risultare “aggrappati” a Gesù. Si dispiega così non soltanto la speranza che illumina il morire, ma anche il senso del vivere: fidiamoci del Signore, seguiamolo in tutto, desideriamo ciò per noi e per i nostri congiunti, e avremo la vita eterna, già ora. Tutto ciò non toglie la difficoltà, il disagio e spesso l’angoscia di sperimentare la morte nella separazione dalle persone amate, nell’assistervi impotenti e anche nel pensare la propria fine. Ma la fiducia in Cristo accende una luce e una concreta possibilità. L’ha descritta molto bene il Cardinale Martini in una intima intervista negli ultimi tempi della sua malattia: “Di fronte alla morte ci si trova senza capacità. Nudi e crudi. Così si trova ciascuno e non si possono invocare azioni passate. E debbo dire che il pensiero della morte un po’ mi spaventa. Sì, mi spaventa perché lo vedo come un passaggio oscuro … . Poco fa ho assistito un confratello che stava molto, molto male. Soffriva, non riusciva a respirare. Questo sì, mi spaventa. Però mi dà speranza la certezza che c’è una Resurrezione, che c’è una vita promessa, ma questo non toglie la paura. Io ho spesso rimproverato al Signore questo in passato. Gli dicevo: perché Tu che sei morto hai lasciato a noi la necessità di morire? Potevi morire Tu e poi dire: “Basta, passiamo tutti sul Ponte d’oro verso…”. Ma poi ho capito. Ho capito che se non fosse così non avrei mai l’occasione di fare un atto di completo abbandono a Dio. Perché in tutte le altre forme di fiducia c’è sempre una uscita di sicurezza. Invece qui non c’è e si può solo abbandonarsi completamente al Padre, nelle Sue mani, e credere nella Resurrezione di Gesù. La morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio. Desideriamo essere con Gesù e questo nostro desiderio lo esprimiamo a occhi chiusi, alla cieca, mettendoci totalmente nelle sue mani”.
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