10 ottobre 2021. XXVIII domenica del tempo ordinario. Cristina e Claudio Cafarelli, del gruppo famiglie Regione Lombardia, commentano il passo del Vangelo secondo Marco (Mc 10,17-30)

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,17-30)
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».
Il commento di Cristina e Claudio
Che bello se avessimo lo stesso coraggio di quel tale. Quante volte, di fronte a questo brano di Vangelo, abbiamo provato “compassione” per quel tale che se n’è andato via triste? Eppure abbiamo tanto da imparare da lui!
Sì, perché … lui ha così tanto desiderio di incontrare Gesù che gli “corre incontro”, ha il coraggio di “gettarsi in ginocchio davanti a Gesù” (e cioè, per la simbologia antica, di offrirgli la sua vita), e si rende conto che gli manca qualcosa, anche se non ha ancora capito cosa … E Gesù gli risponde!
Gesù risponde a ciascuno di noi. Fissa lo sguardo su ciascuno di noi. Ci ama e ci risponde. E ha risposto anche a noi.
Siamo una famiglia affidataria ma non lo siamo sempre stati. Eravamo una famiglia felice, con un lavoro, due figli naturali, ben inseriti nel nostro contesto… eppure sentivamo che mancava qualcosa.
Ci siamo posti domande, ci siamo dati risposte, è passato del tempo. Continuavamo a sentire che mancava qualcosa. Abbiamo finalmente fatto come quel tale: abbiamo iniziato a pregare e a chiedere a Gesù cos’altro fare. Ci siamo informati sull’affido.
Gesù ha risposto anche a noi come a quel tale: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!».
Non sappiamo cosa abbia pensato quel tale, ma noi… non siamo andati da nessuna parte, non abbiamo venduto nulla e non abbiamo dato nulla ai poveri, a parte gli aiuti che già davamo prima. Non è cambiato nulla. Anche perché per fare affido ci vuole una famiglia con i super poteri, in cui non si alza mai la voce, non si litiga mai… insomma noi non eravamo assolutamente all’altezza.
Eppure continuava a mancarci qualcosa…
Abbiamo rifatto lo stesso identico “giro” e Gesù ci ha dato la stessa identica risposta e stavolta abbiamo fatto esattamente quello che ci ha chiesto. Sì, perché non crediamo ci stesse chiedendo di andare, vendere tutto e darlo ai poveri. Ci stava chiedendo solo di fidarci di lui, di riconoscere che non siamo autosufficienti e che non possiamo fare tutto da soli e che, se ci fidiamo di lui, insieme possiamo fare qualsiasi cosa, anche l’affido. «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Tutto… se non gli diamo una mano. Lo abbiamo fatto.
Ci siamo fidati di Lui e… abbiamo una figlia in più; i suoi genitori sono diventati un fratello e una sorella in più, oltre ai tanti fratelli e sorelle che abbiamo incontrato perché hanno fatto la nostra stessa scelta, oltre a tutti i loro figli, naturali e in affido, che sono un po’ anche nostri, perché li ricordiamo nelle nostre preghiere.
Abbiamo ricevuto anche case in più, perché quando li andiamo a trovare ci sentiamo a casa.
Quanto alle persecuzioni, beh … finora ne siamo stati esentati. Sì, ci sono le fatiche di ogni giorno, le liti tra i figli, i loro capricci, però c’è la gioia di aver detto SÌ, anche se a volte continuiamo a rattristarci: perché potremmo sicuramente fidarci di più.
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