Monsignor Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita: con la pandemia, anziani, disabili e bambini più di tutti sono stati in qualche modo “dimenticati” e hanno pagato un prezzo altissimo

Sono passati solo pochi giorni dalle decise parole di Papa Francesco sulla “cultura dello scarto”, ma l’eco suscitata e il dibattito aperto non accenna a diminuire. Giusto così, perché su temi come aborto, tutela degli anziani, eutanasia, ecc. il silenzio non è mai una risposta corretta.
Tornano più che mai d’attualità, allora, anche le parole pronunciate questa estate (e all’epoca, forse, passate sì un po’ sotto silenzio) da Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, a Vatican News.
Nell’occasione, Paglia esprimeva la sua preoccupazione per il diffondersi di una concezione “salutistica e giovanilistica” della vita, in base alla quale “tutto ciò che non corrisponde a un certo benessere e a una certa concezione di salute viene espulso”. Le conseguenze sono concrete. Su tutte, la tentazione verso una nuova forma di eugenetica: “Chi non nasce sano – dice Paglia – non deve nascere. E insieme con questo c’è una nuova concezione salutistica per la quale chi è nato e non è sano, deve morire. È l’eutanasia”.
Ripartire dalle “periferie della vita” per non lasciare indietro nessuno
Parole assolutamente in linea con quelle pronunciate recentemente dal Papa, che sottolineano come il dovere, della Chiesa prima di tutti, ma non solo, sia quello di una “fraternità” che si prende cura dell’altro. Una fraternità in cui ci si sorregge a vicenda e in cui si può delineare un “futuro più umano per tutti”.
La pandemia, secondo Monsignor Paglia, ha evidenziato ancora di più tutto questo, con anziani, disabili e bambini che più di tutti sono stati in qualche modo “dimenticati” e hanno pagato un prezzo altissimo. “È urgente ripartire dai deboli – è la conclusione della riflessione di Vincenzo Paglia – dai più fragili, potremmo dire delle periferie della vita per poter edificare un mondo che sia davvero pienamente umano per tutti. Nessuno deve essere lasciato indietro.
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