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I bambini dimenticati all’ombra della miniera di Cerro de Pasco

In un paese delle Ande peruviane, da quasi un secolo un’enorme miniera rilascia sostanze inquinanti che minano la salute di bambini e popolazione. Ma, evidentemente, la salute delle persone viene dopo i profitti e gli interessi


Cerro de Pasco è una cittadina sulle Ande peruviane, a 4.400 metri sul livello del mare, in cui, secondo gli standard dell’OMS, il 100% dei 70.000 abitanti dovrebbero essere ricoverati d’urgenza in ospedale per le loro condizioni. Ad agosto, erano 15 i bambini morti per atrofia cerebrale o altre problematiche legate all’inquinamento dall’inizio dell’anno. Già, perché il problema di questa posto dimenticato dal mondo è proprio l’inquinamento, provocato da una miniera a cielo aperto attiva da quasi un secolo e che rilascia nell’ambiente enormi quantità di sostanze tossiche. Nell’organismo dell’ultimo bambino deceduto a fine agosto, come racconta un reportage dell’Osservatore Romano, le analisi hanno rilevato concentrazioni superiori al limite di 12 metalli pesanti, tra cui piombo, arsenico, cadmio e mercurio.

Flaviano Bianchini, fondatore e direttore di Source International, l’unica organizzazione internazionale rimasta sul luogo, intervistato da l’Osservatore Romano racconta che “Le concentrazioni di piombo nei capelli dei piccoli di Cerro sono quattro volte maggiori di quelle dei bambini di Carhuamayo (un paese a 50 chilometri di distanza con caratteristiche simili, inquinamento a parte) e il piombo interferisce gravemente con il processo di crescita cognitiva, pregiudicando le facoltà mentali”.
L’inquinamento provoca diverse morti, come detto, e ulteriori problemi di crescita in migliaia di altri bambini sia a livello fisico sia cognitivo. Tra gli adolescenti la prima causa di morte è il suicidio e il futuro non prospetta scenari migliori. Nonostante la produzione della miniera sia diminuita negli ultimi anni, infatti, i livelli di inquinamento di aria, acqua e suolo sono talmente elevanti che, senza un drastico intervento di bonifica, ci vorrebbero secoli per cambiare la situazione.

Ripensare i sussidi alle imprese in base alle performance socio – ambientali

Madri e cittadini si sono organizzati in un Comitato che ha intenzione di far sentire la propria voce presso i più alti tribunali internazionali per denunciare quella che è a tutti gli effetti una prolungata e duratura violazione dei diritti umani. Nel tempo diverse società si sono succeduta nella gestione della miniera, ma la situazione non è mai cambiata, con l’evidente silenzioso assenso di una politica che – citando l’Osservatore Romano – “sacrifica la salute di un’intera comunità per proteggere gli interessi di un gruppo e, indirettamente, le finanze del Paese, che trae beneficio, nel caso specifico, dall’attività estrattiva”.
Un circolo vizioso difficile da spezzare, se non ripensando completamente anche i criteri secondo cui uno Stato distribuisce incentivi o sussidi alle imprese, magari condizionandoli alle performance socio-ambientali delle società stesse. “Seppur non risolutivo – chiosa l’Osservatore Romano – costituirebbe, appunto, il primo passo per un cambiamento culturale di quel mondo dell’impresa per il quale pesano più gli incentivi economici delle considerazioni etiche ed umane.

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