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Delpini “Dopo 30 anni, lo Stato italiano non ha ancora capito come il volontariato sia un contributo alla qualità della democrazia”

Agosto 1991 – agosto 2021: 30 anni dalla prima legge quadro sul volontariato in Italia: la riflessione dell’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini

 

Ad agosto si è celebrato un compleanno importante: quello dei 30 anni dall’entrata in vigore della prima legge quadro sul volontariato in Italia (legge 266 del 1991) che all’art. 1 stabiliva come il nostro ordinamento riconosca: “il valore sociale e la funzione dell’attività di volontariato come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo ne promuove lo sviluppo salvaguardandone l’autonomia”.

Ricordare oggi è fondamentale. Per non dimenticare un atto importante per il nostro Paese. Perché con tanti difetti che l’Italia presenta, certamente in elenco non rientra la mancanza di solidarietà; eppure, oggi l’atteggiamento riservato al volontariato sembra essere quello della “burocratizzazione e della dimenticanza”.

La pensa così Mario Delpini, arcivescovo di Milano, che in un’intervista pubblicata sul web magazine Vita che uscirà a settembre, spiega:

“Che il volontariato sia un sintomo della democrazia è evidente ma che la nostra politica e il nostro sistema che democratico è, si renda conto che il volontariato è promettente per l’intero Paese non è per niente scontato”.

A me pare – sottolinea Delpini– che l’attività legislativa o l’atteggiamento dell’ente pubblico verso il volontariato sia troppo spesso ispirata al sospetto, al controllo. C’è burocrazia, c’è dimenticanza, che il volontariato sia un contributo alla qualità della democrazia è vero, ma lo Stato italiano, nelle sue articolazioni non mi sembra lo abbia davvero chiaro. C’è piuttosto un incoraggiamento all’individualismo, si mira a garantire che ciascuno possa fare quel che vuole piuttosto che incoraggiare la cura della comunità a cui ciascuno è chiamato a contribuire. Insomma, da parte dell’ente pubblico mi pare che il volontariato stia dentro il pendolo tra burocratizzazione e dimenticanza”.

 

 

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