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Papa e scrittori davanti a un interrogativo: “E se Gesù tornasse oggi”?

La domanda su come risponderebbe il mondo a una seconda venuta di Cristo ha percorso la storia della letteratura e continua a provocare anche il cinema e la Tv. E anche Papa Francesco lancia la sua provocazione


Ci hanno provato in tanti, nel corso della storia della letteratura, del cinema e della TV a immaginare cosa potrebbe fare, Cristo, se tornasse sulla terra oggi. L’esercizio funziona con molti personaggi, specie se “estremi” (anche Hitler è stato spesso “fatto tornare” o, come variante, mai fatto morire e immaginato vincitore della guerra), ma nel caso di Gesù, chiaramente, la domanda non è solo un espediente per costruire una storia da raccontare, quanto un modo per riflettere su come siano cambiati tempi e sentimenti dell’uomo e come il messaggio di Cristo potrebbe declinarsi in un mondo completamente trasformato rispetto a quello di oltre 2 mila anni fa.

Papa Francesco: oggi Gesù finirebbe nelle pagine interne di un giornale di provincia

Anche Papa Francesco, la scorsa Pasqua, ha lanciato una provocazione sul tema, sottolineando come lo scandalo che suscitò la predicazione di Gesù, “oggi occuperebbe appena la terza pagina di un giornale di provincia”.
Come sottolinea il Foglio in un articolo dedicato proprio al “ritorno di Gesù”, quella di Papa Francesco è a suo modo una risposta a una delle domande che rimangono “più frequenti e non di rado delle più disinvolte”.
Disinvolte lo sono senza dubbio le “risposte” immagina della serie tv Messiah, dal fumetto Jesus di Staino e Jenus, così come dal film Oh mio Dio.
Più che disinvolta è la risposta del libro di notevole successo A volte ritorno, di John Niven in cui, però, al di là dello shock iniziale che può provocare l’avere a che fare con un Gesù hippie e concorrente di un reality show, gli interrogativi di fondo si dimostrano ben più profondi di quanto forse l’autore stesso non creda.
Così come fecondo di spunti di riflessione il libro “Io sono Gesù” di Giosuè Calaciura.

Perché, come si diceva, lungi dall’essere una domanda puramente letteraria, il ritorno di Cristo sulla Terra è un punto centrale del Cristianesimo, la cui natura messianica fa coincidere con questo ritorno la fine dei tempi.
Come sottolinea ancora il Foglio, esempio insuperato di risposta alla domanda sul ritorno del Cristo è quella data da Fjodor Dostoevskij, che propone la figura di Gesù all’interno della sua La leggenda del Grande Inquisitore. Quello di Dostoevskij è un Gesù che non dice una sola parola, quasi che il grande scrittore russo non ritenesse possibile mettere in bocca a Cristo delle parole diverse o in più rispetto a quelle presenti nei Vangeli. E così, quando “il vecchio vorrebbe che dicesse qualcosa, sia pure di amaro, di terribile”, Gesù gli si avvicina e, sempre tacendo, lo bacia, lasciando sbigottito l’Inquisitore che, come reazione, urla a Gesù di andarsene per sempre e “non venire mai più”. A dimostrazione, ancora una volta, dell’incapacità dell’uomo di riconoscere la salvezza portata dal Cristo e preferendo decidere di non vedere e allontanarlo.

D’altro canto – conclude il Foglio – anche un altro grande scrittore russo, Lev Tolstoj, scriveva: “Se venisse Cristo e desse alle stampe il Vangelo, le signore gli chiederebbero l’autografo, e niente più”.

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