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Il Giuda – Spiritualità dell’accoglienza del tradimento: Odia le ingiustizie (3)

L’incomprensione del vero progetto d’amore di Dio non aiuta Giuda e i ragazzi abbandonati nell’individuazione delle situazioni di effettiva ingiustizia, anzi li ostacola. Praticamente tutto diventa ingiusto

 

Ha senso parlare di una spiritualità dell’accoglienza del tradimento che coinvolga le esperienze, le aspirazioni, le domande, le aspettative di coloro che accolgono minori fuori famiglia ospiti delle comunità di accoglienza ma anche le ragazze e i ragazzi beneficiari e vittime nel medesimo tempo?

Davide Pellini ha voluto, dopo la sua esperienza come educatore in una struttura residenziale per minori fuori famiglia, iniziare l’esplorazione di un nuovo cammino nel solco più vasto della spiritualità dell’accoglienza.

Ben volentieri La Pietra Scartata, sempre attenta alle esperienze di nuovi “cercatori di Dio”, ospita questo sua prima interessante e stimolante riflessione, suddivisa dall’autore in 7 tappe.
Qui presentiamo la terza. La seconda si può leggere QUI

Quarta tappa
(
QUI la seconda)

 

Odia le ingiustizie

L’ingiustizia è tanto mal riconosciuta come mal sopportata da chi ha sacrificato la propria speranza.

(Giovanni 12,1-8)
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali.  Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.  Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri, infatti, li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

Il padre ha tradito, è stato ingiusto, per Giuda come per gli adolescenti abbandonati. Si è vittima della più grande ingiustizia della storia! Il progetto d’amore di Dio verso Israele, quello di due genitori verso il loro figlio, è stato tradito. Questo avviene nella mente di Giuda come in quella dei giovani fuori famiglia, e giustifica la nascita di una sorta di giustizia redentrice fai da te: «il mondo mi deve qualcosa».

Di conseguenza, con le migliori intenzioni riparatrici, si diventa intransigenti paladini di una giustizia che, di fatto, è la “propria”, non necessariamente in linea con nessun canone. Una giustizia tascabile e sempre sbilanciata verso le proprie esigenze: «Voglio qualcosa e non è giusto che io non ce l’abbia, questa volta!», che siano soldi, attenzioni, riconoscimenti (…).

L’incomprensione del vero progetto d’amore di Dio non aiuta Giuda e i ragazzi abbandonati nell’individuazione delle situazioni di effettiva ingiustizia, anzi li ostacola. Praticamente tutto diventa ingiusto, perciò ogni desiderio o azione di queste persone trova giustificazione e legittimazione in questo pensiero. In questo modo, Giuda e i ragazzi abbandonati deresponsabilizzano il proprio sacrificio della speranza. Pensare di essere creditori verso la vita è la migliore premessa al tradimento della stessa. La deresponsabilizzazione delle proprie azioni è la manifestazione conclusiva di una sorta di percorso etico fai-da-te guidato dal dolore dell’attesa.

Davide Pellini

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