4 luglio 2021. XIV domenica del tempo ordinario. Donatella e Stefano Mazzoli de La Pietra Scartata – Regione Emilia-Romagna commentano il passo del Vangelo secondo Marco (Mc 6,1-6)
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,1-6)
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Il brano del Vangelo di Marco ci presenta un episodio vissuto da Gesù tornato dalle sue parti, nella sua patria, seguito dai suoi discepoli.
In occasione del sabato Gesù “si mise ad insegnare nella sinagoga” e diversi tra i presenti, ascoltandolo con un po’ di curiosità e di stupore, intuirono di poterlo ricondurre ad una famiglia del posto, e cominciarono ad interrogarsi sulla sua identità, sul senso, l’origine e l’autorità delle sue parole e dei suoi gesti.
Marco ci segnala che per i presenti, le parole di Gesù, ormai ben riconosciuto come “il falegname figlio di Maria”, erano motivo di imbarazzo e di scandalo. Si intuisce come siano vittime di un certo pregiudizio, ancora oggi ben presente, che esprime la presunzione di conoscere Gesù, poiché cresciuto tra loro, incapaci di poter riconoscere le novità delle sue parole e dei suoi gesti, della sua identità, non in contrasto ma non esauribile nel suo profilo anagrafico e parentale. Marco anziché segnalarci un loro positivo stupore, ci lascia intuire le loro preoccupazioni, lo scandalo, la diffidenza, il rifiuto, forse anche il disprezzo.
Forse in diversi saranno stati anche felici di trovarsi in sinagoga ad ascoltare l’insegnamento proposto da un loro “concittadino”, dal quale probabilmente si aspettavano conferma di ciò che già sapevano e delle loro convinzioni. Forse hanno intuito anche la scomodità delle parole di Gesù circa il senso dell’interpretazione delle Scritture: parole scomode, che richiedono nuove prospettive e sconvolgono le tradizioni.
Forse non sono riusciti a comprendere il messaggio di Gesù e l’hanno respinto:
non hanno avuto il coraggio di aprire il loro cuore e non si sono resi disponibili a cambiare le loro abitudini.
Questo Vangelo riguarda anche noi che spesso ascoltando la Parola di Dio ne modelliamo il senso lungo il profilo delle nostre esigenze e dei nostri interessi. Il Signore non potrà però entrare nella nostra vita se non apriamo il cuore al suo messaggio, senza pregiudizi.
Gesù, pur non potendo compiere nessun “prodigio” per chi non si era reso disponibile ad accoglierlo, non si scoraggia e non si ferma, ma prosegue altrove, nei dintorni, il proprio insegnamento.
Anche noi dobbiamo essere come Gesù, tendere la mano altrove, ad esempio ai bambini abbandonati, senza mai sentirci sazi perché la presuntuosa sazietà porta a sentire il Signore Gesù ma senza accogliere il suo Vangelo.
Noi, sull’esempio di Gesù dobbiamo andare oltre i pregiudizi e i luoghi comuni, accomodanti e sicuri, che considerano fallimentare o scandaloso accogliere qualcuno abbandonato, rifiutato; che suggeriscono di arrendersi all’inganno della sterilità.
Come coniugi non dobbiamo sentirci condannati o inutili a causa della nostra infertilità, ma dobbiamo cogliere l’opportunità di cambiare direzione, per andare a cercare l’autentico senso della fecondità coniugale, per essere accompagnati verso l’accoglienza di un bambino senza una famiglia, riconoscendolo come dono dell’amore di Dio.
Donatella e Stefano Mazzoli de La Pietra Scartata – Regione Emilia-Romagna
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