In soli 2 anni sono state 180 le persone che si sono inflitti volontariamente ferite o hanno tentato il suicidio. 2 su 3 erano bambini

A Lesbo, tra i volti in attesa che la richiesta di permesso umanitario sia accolta o respinta, destano preoccupazione le condizioni di vita e di salute di tutti, ma soprattutto quelle dei bambini.
Le ferite non sono solo fisiche, sono soprattutto psicologiche e quelle sono davvero laceranti.
A Lesbo attende anche Thamina, (nome di fantasia) bimba afghana, che a soli 8 anni, ha vissuto il rogo delle tende del campo di Moira. Ha pianto tutte le sue lacrime e poi ha deciso di chiudersi in se stessa e di interrompere le comunicazioni con il mondo che la circonda.
A raccontare di queste laceranti tragedie è la giornalista Francesca Paci, su La Stampa.
“È arrivata più di un anno fa- spiega sul quotidiano la psicologa Maria Eliana Tunno– era una bambina piena di salute, è regredita come succede a tantissimi che sbarcano dopo essere sopravvissuti a traversate disperate e pensano di essere in salvo fin quando realizzano dove sono e ci chiedono se l’Europa sia davvero questa spiaggia battuta dal vento gelido d’inverno e arroventata d’estate”.
“Per più di cinque anni – dichiara Reem Mussa, esperta affari umanitari e migrazione MSF- la politica dell’UE di contenere le persone e trattare le loro domande di asilo negli hotspot sulle isole greche ha creato una crisi senza precedenti e un’enorme sofferenza umana. Queste non sono conseguenze involontarie. Il modello degli hotspot voluto dall’UE è progettato non solo per elaborare le domande di asilo dei migranti, ma anche per scoraggiare altri a cercare sicurezza in Europa”.
In soli 2 anni, riporta MSF sono state 180 le persone che si sono inflitte volontariamente ferite o hanno tentato il suicidio e fa davvero male sapere che i due terzi erano bambini.
“Mia figlia ha 6 anni, pesava 24 chili quando siamo arrivati – racconta Fatima sulla Stampa- oggi ne pesa 16, non mangia più ed è cambiata tanto, ha paura di tutto, anche solo della pioggia che cade sulla tenda, la cosa più pesante per me è non poter fare nulla”.
In tutto questo dov’è l’Europa?
Immagine fonte (ANSA)
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