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Maria nel mistero dell’abbandono: la pienezza del tempo (5)

“L’annuncio dell’angelo a Maria sembra indicare il definitivo compimento delle promesse dell’Antico Testamento: Dio veramente e definitivamente realizza nella persona di Gesù la promessa fatta a Davide”.


Nel quinto fascicolo della rivista Lemà sabactàni? sono pubblicate e disponibili gli studi e gli approfondimenti presentati in occasione della V Giornata di Studio e Confronto per una Spiritualità dell’Adozione, un evento promosso dalle Associazioni Ai.Bi. Amici dei Bambini e La Pietra Scartata, intenzionalmente dedicato alla figura di Maria, con particolare attenzione alle sue relazioni con Dio, con suo figlio Gesù, il Figlio di Dio, nonché con la nascente storia della prima comunità cristiana.

Con “Maria nel mistero dell’abbandono” vengono ripresi, commentati e contemplati alcuni dei tratti peculiari di Maria, del suo essere scelta da Dio, della sua disponibilità a divenire Mamma di Gesù, Madre di Dio, del suo prendersi cura del Salvatore e della salvezza.

Lo studio, curato dalla biblista Rita Torti Mazzi: Un grido che sale, la pienezza del tempo. Scelte e chiamate di Dio, che riproponiamo in 10 distinte tappe, di cui oggi pubblichiamo la quinta, esplora alcune delle dinamiche della dialettica chiamata/ascolto – vocazione/risposta nelle vicende di alcuni dei protagonisti del rapporto tra Dio ed Israele, rintracciando alcuni aspetti del decidersi di Dio, del suo rivelarsi nella storia non senza coinvolgere l’uomo: una chiamata che si fa annuncio, un appello che suscita una libera disponibilità.

Quinta tappa
(QUI la quarta)

La pienezza del tempo

In un determinato momento della storia, Mosè viene scelto da Dio per liberare il suo popolo dall’Egitto e guidarlo verso la terra promessa.

Come è attestato dalla sacra Scrittura, nella presente “oikonomìa”, cioè nel concreto piano di salvezza, unico tra gli indefiniti piani a Lui possibili, Dio escogita e attua liberamente, d’intesa con uomini che si presceglie, una serie di fatti che si dispiegano in determinati “momenti” o “eventi” (kairói). Tutti questi momenti nel loro insieme sono ordinati fra loro in vista della realizzazione di un piano divino. Ci sono momenti o eventi che, rispetto al vivere dell’umanità, appartengono al passato, altri che appartengono al presente o al futuro salvifico. Il tempo vero proviene dalla successione e dalla reciproca dipendenza gli uni dagli altri degli “eventi di salvezza” (kairói). Un nuovo evento non cancella il precedente, ma lo porta verso il suo completamento, fino al momento del kairós per eccellenza: Gesù storico-Cristo metastorico, che, quale “pienezza del tempo”, dà senso compiuto alla dimensione temporale, spaziale, creaturale.*

«Quando venne la pienezza del tempo – dice Paolo in Gal 4,4 – Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli».

L’annuncio dell’angelo a Maria sembra indicare l’ultima ripresa e il definitivo compimento delle promesse dell’AT, che riguardano il successore di Davide sul suo trono e nel suo regno: Dio veramente e definitivamente realizza nella persona di Gesù la promessa fatta a Davide.

«Il tempo (kairós) è compiuto – dirà Gesù in Mc 1,15e il regno di Dio è vicino».

Kairós significa spesso la data decisiva fissata da Dio (cfr. Mt 26,18; Apoc 1,3; 22,10; anche Lc 21,8). Il termine esprime che non si tratta di un tempo qualsiasi, ma di un tempo particolare, qualificato, di un tempo in cui si verificano eventi decisivi, o in cui vengono chieste decisioni definitive. L’idea del “compiersi” […] esprime che un determinato e previsto intervallo di tempo è stato superato, è giunto cioè al suo termine […] la data fissata da Dio è arrivata, è presente […]. Forse viene sottolineato il fatto che è Dio che ha fatto arrivare questa data (passivum theologicum). E forse l’evangelista intende esprimere la sfumatura che questa data è una data di compimento di un evento da lungo aspettato (cfr. Lc 1,20). Comunque sia, si dice che la data decisiva, fissata da Dio, è definitivamente arrivata.**

«Il concetto neotestamentario della “pienezza del tempo” – precisa Guardini – non significa solo il fatto che era venuto il punto del tempo fissato da Dio, ma pure che la storia della rivelazione urgeva interiormente verso il suo compimento. Così si deve supporre che la persona la quale doveva essere coinvolta in modo del tutto personale da questo compimento ha sentito quell’urgenza».***

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* A. M. Triacca, Tempo e liturgia, in D. Sartore – A. M. Triacca – C. Cibien (edd.), Liturgia, I Dizionari San Paolo, Cinisello Balsamo 2001, pp. 1988-1989.

** K. Stock, Alcuni aspetti della cristologia marciana (ad uso degli studenti), PIB, Roma 1989, p. 27.

*** R. Guardini, La madre del Signore. Una lettera, Morcelliana, Brescia 1989, p. 25.

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