Il ricordo del frate, e biblista, Alberto Maggi: “Attraverso la bellezza è riuscita a intessere una relazione particolare con il Divino; la malattia l’aveva resa assetata di Dio”

Il 27 maggio, come noto, è morta la grande ballerina Carla Fracci. Quando, sabato 29 maggio, si sono celebrati i funerali nella chiesa di San Marco, a Milano, il cantante e scrittore Giovanni Nuti ha letto un toccante messaggio in cui la Fracci si “congedava” da familiari e amici. Quel messaggio è stato critto da Alberto Maggi, noto biblista, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, con cui l’ètoile, come ricostruisce Famiglia Cristiana, aveva stretto un significativo rapporto dopo aver letto i suoi due libri Chi non muore si rivede e L’ultima beatitudine – La morte come pienezza di vita.
Il frate racconta al giornalista di Famiglia Cristina che, qualche mese fa, la Fracci gli lasciò un messaggio in segreteria, con il quale lo ringraziava per quei due libri “meravigliosi ai quali ho fatto una grande pubblicità»
L’incontro di persona che si erano ripromessi di avere non è mai avvenuto, a causa della pandemia, ma i due si sono confrontati molto, specie nell’ultimo periodo: “Ci sentivamo spesso – racconta Maggi a Famiglia Cristiana – Carla Fracci attraverso la bellezza è riuscita a intessere una relazione particolare con il Divino, la malattia l’aveva resa assetata di Dio”.
Il frate ricorda come la ballerina fosse rimasta colpita, in particolare, dal messaggio positivo contenuto nei suoi libri, nei quali parla della bellezza della morte, vista come compimento e non come fine di tutte le cose. Una visione condivisa da Carla Fracci che “ha lavorato fino all’ultimo nella consapevolezza che la morte non è la fine ma un nuovo inizio”.
Il messaggio di Carla Fracci scritto da Alberto Maggi
Il messaggio letto da Nuti al funerale nasce proprio da qui. E nasce come una riflessione scritta da Maggi come se fosse la Fracci stessa a parlare, senza sapere che Nuti l’avrebbe poi letto durante il funerale. Ecco il testo del messaggio, pubblicato anche su ilLIbraio.it:
“È bene per voi che io me ne vada…” (Gv 16,6).
Faccio mie le parole di Gesù. La separazione fisica non significa la mia assenza, ma una presenza ancora più intensa. Non sono lontana, ma ancora più vicina.
Per questo non dite di me “non è più!”, ma “è di più”, perché come il chicco di grano che liberando tutte le sue energie si trasforma in una spiga dorata (Gv 12,24), nel momento del trapasso mi sono incontrata con il Dio-Luce che non mi ha assorbito in lui, ma sono stata io ad accoglierlo, e questa luce divina ora dilaterà la mia esistenza in un crescendo senza fine.
Gesù ha assicurato che a chi lo ama il Padre prende dimora in lui, per questo con la morte non sono andata in cielo, perché il cielo era già in me e rendeva la mia esistenza indistruttibile.
E ora continuerò a crescere perché continuerò ad amarvi, e, come è scritto nell’Apocalisse siriaca di Baruc “Dimorerò nelle altezze di quel mondo là; sarò simile agli angeli e somigliante alle stelle, sarò trasformata in qualsiasi forma vorrò, di bellezza in grazia, di luce in splendore di gloria” (2 Bar LI,10).
P.S. e quando volete ricordarmi, per favore, non dite mai “la povera Carla”, ma “Beata Carla!” (Ap, 14,13), e ora regalatemi il vostro sorriso, e ricordatemi con il mio.
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