Monica Ricci Sargentini: “Perché proporre una legge per legalizzare la maternità surrogata solidale? Ci si dovrebbe invece impegnare per migliorare e velocizzare il processo delle adozioni”
Nel mese di aprile è stata depositata alla Camera una proposta di legge per legalizzare in Italia la maternità surrogata solidale, una pratica che da qualunque angolazione la si voglia vedere continua a rappresentare una mercificazione delle vite di giovani donne e dei loro bambini.
Così la pensa anche Monica Ricci Sargentini, Giornalista del Corriere della Sera, femminista della differenza e membro della Coalizione internazionale contro la maternità surrogata (Ciams), che in un’intervista al web magazine In Terris sottolinea:
“Da parte nostra (femministe) c’è la più completa contrarietà a qualsiasi forma di legalizzazione delle maternità solidale, anche perché di solidale e altruistico non c’è un bel nulla. Lo si capisce leggendo il disegno di legge che obbliga la coppia committente a stipulare un’assicurazione sulla donna gestante perché possono insorgere delle complicazioni che possono portare anche alla morte, come successo più volte negli Stati Uniti. Devono aprire un conto corrente in cui si versano i soldi per le spese della donna, per coprire il suo mancato lavoro, dietro tutte queste voci c’è sempre un compenso mascherato. Dopo di che, la cosa più aberrante della proposta è la creazione presso l’Istituto superiore di sanità di un registro che loro chiamano delle aspiranti gestanti, è poi prevista una campagna pubblicitaria per far conoscere questa possibilità”.
La maternità surrogata, spiega Monica Ricci Sargentini nell’intervista di Marco Guerra sul web magazine “è legale solo in 18 Paesi al mondo, alcuni di questi hanno recentemente messo dei rigidi paletti per poterne usufruire. Tutto il resto del mondo la considera una violazione dei diritti umani, in Italia è vietata e proprio ora andiamo a proporre una legge che la legalizza? Davvero non riesco a capirne lo scopo, questi sforzi dovrebbero essere profusi per migliorare e velocizzare il processo delle adozioni“.
E poi, non si pensa al legame indissolubile che si viene a creare tra mamma biologica e bambino? E non si pensa al piccolo?
Al suo “diritto di stare con chi lo ha partorito, quello è il suo legame – sottolinea la giornalista del Corriere – e strapparlo da quella persona è una violenza che non facciamo nemmeno con i cuccioli di cane o di gatto, sono trattati meglio persino loro che vengono lasciati almeno per qualche settimana a prendere il latte dalla madre che li ha generati. Non esiste solo l’autodeterminazione della madre che poi non è mai veramente libera, qui siamo veramente al “corpo di servizio”, alla donna usata come incubatrice, ed è avvilente che parte della sinistra si presti a sostenere queste richieste”.
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