In Siria siamo ormai entrati nell’undicesimo anno di conflitto, la stessa età di tanti minori che non hanno avuto l’opportunità di trascorrere la loro infanzia “in pace”, lontani dalle proprie case per sfuggire alla violenza devastatrice della guerra
Famiglie costrette a lasciare la propria abitazione a causa della guerra… Bambine in cerca di protezione per poter fuggire a lavoro minorile e matrimoni forzati… Adolescenti abbandonati e malnutriti alla ricerca di un piatto caldo ed un materasso (in alcuni casi il primo della loro vita) dove poter riposare sereni… Giovani adulti senza il calore di una famiglia, spaventati dall’affacciarsi al mondo, in cerca di sicurezze, di un lavoro, di stabilità.
Basta sporgersi per pochi minuti alla finestra della vita per rendersi conto di quanti minori versino in condizioni di disagio e di vulnerabilità in Italia e nel resto del mondo e di quanti siano i bambini soli o in difficoltà familiare ad attendere qualcuno che soffermi verso di loro il proprio sguardo.
Ecco allora l’idea della Pietra Scartata di inaugurare una nuova rubrica dal titolo evocativo: “Dove è il mio prossimo, oggi?”
Uno spazio nato con l’obiettivo di tenere informati i nostri lettori sulle condizioni in cui versa l’infanzia più vulnerabile in Italia e nel mondo, sulle attività e i progetti che Ai.Bi. Amici dei Bambini – l’ong che ha la missione di accogliere il grido di abbandono e di sofferenza dei minori in grave difficoltà familiare in qualsiasi parte del mondo si trovino – porta avanti ogni giorno per permettere loro di esercitare il diritto ad avere una famiglia in cui crescere, un piatto caldo per mangiare, la possibilità di studiare e per dare la possibilità a chi lo desideri di tendere una mano verso questi piccoli in cerca di aiuto.
“Dove è il mio prossimo, oggi?”: undici anni di conflitto. I minori siriani e la loro infanzia rubata
In Siria siamo ormai entrati nell’undicesimo anno di conflitto, la stessa età di tanti minori che non hanno avuto l’opportunità di trascorrere la loro infanzia “in pace”, lontani dalle proprie case per sfuggire alla violenza devastatrice della guerra.
Molti di loro sono costretti a trascorrere il freddo pungente dell’inverno e il caldo torrido dell’estate in campi per sfollati interni, come quelli di idlib, nel nord del Paese, dove Ai.Bi. svolge la propria opera di assistenza.
Andare a scuola è davvero difficile
Molti bambini sono obbligati a lavorare. Il cibo scarseggia, numerose famiglie vivono in estrema povertà. Anche il gioco, da momento di svago a volte può trasformarsi in un evento di ansia, stress e paura a causa di incursioni ed armi esplosive come i barili bomba.
Le stesse bombe che uccidono i bambini distruggono le loro scuole, ospedali e rifugi, lasciando attorno ad esse solo macerie, trasformando luoghi pieni di vita in scenari aridi di devastazione e spingendo le famiglie a lasciare la propria terra.
Secondo i dati di un monitoraggio dell’ AOAV: Explosive Violence Monitor (EVM) realizzato a livello mondiale, riportati dai media in lingua inglese, i bambini hanno maggiori probabilità di essere vittime di esplosioni nelle loro case, i luoghi in cui dovrebbero sentirsi più sicuri.
Le stesse bombe che uccidono i bambini distruggono le loro scuole, ospedali e rifugi, lasciando le aree urbane e altre aree popolate immediatamente o alla fine inabitabili.
Quando i barili bomba sono stati introdotti nel teatro del combattimento in Siria, il numero di rifugiati è aumentato da settembre a dicembre 2012: da 250.000 a mezzo milione, salendo poi repentinamente a quattro milioni alla fine del 2014.
Uno studio sui rifugiati siriani ha rivelato che l’80% degli intervistati, ha lasciato la Siria dopo il 2013, quando le bombe a botte sono diventate ampiamente utilizzate nel conflitto. Trappole esplosive, mine terrestri e residuati bellici esplosivi, impediscono alle famiglie sfollate di tornare nelle loro case anche molto tempo dopo il termine dei combattimenti.
Nel 2018, sono stati circa 31 milioni i bambini registrati come sfollati a causa di conflitti armati. 17 milioni di loro erano sfollati interni, il numero più alto dall’inizio del monitoraggio. A maggio 2019, questa stima è balzata a 19 milioni, con 3,8 milioni di nuovi sfollati.
L’impatto del conflitto sui minori siriani
Guerra, violenza, vivere lontano dalla propria casa… tutto ciò ha un forte impatto sui minori siriani, sulla loro sicurezza, sulla loro salute psicologica e psicosociale e sull’ accesso all’istruzione.
Sicurezza e protezione
Quando le famiglie sono in fuga dalla violenza, la loro sicurezza è ulteriormente compromessa. I bambini sono vulnerabili all’abuso, alla violenza e allo sfruttamento, compresa la tratta ed il lavoro minorile. Il gruppo di monitoraggio del conflitto ACLED ha registrato almeno 25 attacchi contro sfollati interni solo nella seconda metà del 2018.
La sicurezza non è garantita neanche nei campi profughi e per sfollati interni. I dati dell’Esplosive Violence Monitor dell’AOAV mostrano infatti come nel 2019 almeno 51 bambini siano stati uccisi a causa della violenza esplosiva all’interno dei campi.
Gli stretti legami tra i trafficanti di esseri umani, che facilitano i viaggi di circa il 90% dei migranti, e le reti criminali, mettono inoltre a rischio le famiglie e i bambini sfollati. Tragicamente, il rischio di violenza di genere, inclusi stupro, violenza sessuale, violenza tra partner e matrimoni precoci, aumenta per le ragazze adolescenti in contesti umanitari. Uno studio del 2020 ha rilevato come fino ad un terzo delle ragazze che vivono in un contesto umanitario riferisca che il loro primo incontro sessuale sia stato forzato. Per non parlare dei matrimoni precoci. In un rapporto del 2019 l’Unicef ne ha infatti osservato l’aumento nei Paesi con sfollamenti diffusi.
Salute psicologica e psicosociale
Gli effetti su vasta area delle armi esplosive privano i bambini di qualsiasi tipo di ambiente terapeutico: li privano della scuola, del parco o del gruppo di amici con cui giocare.
Gli anni che i bambini trascorrono passando da un rifugio all’altro, sono un periodo che spesso porta a traumi prolungati e ripetuti di fuga dalla violenza.
Migrazione forzata, reinsediamento e potenziale deportazione si verificano in genere in un contesto di sfruttamento, stigma, discriminazione, svantaggio economico: maggiore è il numero di questi fattori, maggiore è la probabilità che si verifichino effetti negativi sullo sviluppo biologico, neurologico e psicologico di un bambino.
Una volta reinsediati, l’impatto psicosociale sui bambini sfollati potrebbe non finire. I minori che hanno visto le loro comunità distrutte possono avere difficoltà ad adattarsi ad un nuovo ambiente, soprattutto da quando i rifugiati e gli sfollati interni iniziano a notare che stanno vivendo insieme a coloro che hanno una qualità di vita più elevata, più opportunità e diritti legali.
Spesso ai minori è richiesto di imparare una nuova lingua e di inserirsi in una nuova cultura, che, oltre a limitare il loro accesso al sostegno, può ostacolare ulteriormente l’integrazione ed esacerbare sentimenti di isolamento e altri stress psicologici.
Accesso all’istruzione
Tra i rifugiati si stima che il 39% dei bambini e il 77% degli adolescenti non siano iscritti a scuola e solo l’1% dei giovani frequenti l’università, rispetto al 34% a livello globale.
Per i rifugiati lo sfollamento dura in media 20 anni e più di 10 anni per il 90% degli sfollati interni. Un rapporto del Rappresentante speciale delle Nazioni Unite del Segretario generale per i bambini e i conflitti armati nel 2018, ha osservato come “lo sfollamento temporaneo per eludere la violenza localizzata spesso diventa una condizione permanente”.
Vuoi fare qualcosa per aiutare i bambini siriani resi vulnerabili dalla guerra?
Sostieni a distanza il progetto di Ai.Bi. per la realizzazione di tre giardini terapeutici, in tre scuole nel territorio di Idlib a Kafruhin, Murin e Kreiz, aiuterai in questo modo i piccoli siriani a lenire i traumi causati dal conflitto e dalla violenza.
Con una donazione di 25 euro al mese, per te meno di un caffè al giorno, per loro la vita, potrai aiutare Ai.Bi. a supportare le famiglie e i minori siriani vittime della guerra che vivono nei campi profughi. Potrai seguire ogni mese l’evoluzione del progetto, iniziare a conoscere le storie delle famiglie e dei loro bambini, condividerne le gioie, le sofferenze, le speranze… insomma diventerà, se lo vorrai, anche “il tuo progetto” e potrai così monitorare da vicino ogni progresso, grazie a costanti aggiornamenti.
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