Pur nelle difficoltà e nella precarietà dettata dalla pandemia, la famiglia è il nucleo che ha permesso alle persone di andare avanti e dalla quale si ripartirà per costruire il futuro. Speriamo migliore

Riprese, nuove chiusure, promesse non mantenute, speranze… La Pandemia ha fatto e sta facendo vivere gli italiani, e tutto il mondo, in un’altalena di emozioni senza punti di riferimento.
Famiglia, prima delle preoccupazioni ma anche motore per ripartire
In gennaio, Famiglia Cristina aveva riportato un sondaggio dell’Associazione 50&Più, che aiutava a fornire un quadro di ciò che le persone si aspettavano dal futuro. Oggi, a distanza di qualche mese, ci si è messa in mezzo una nuova ondata di contagiati e morti, un nuovo lockdown, ma anche una rafforzata speranza che arriva dalle vaccinazioni.
Le sensazioni di ciascuno sono nuovamente cambiate, ma l’indicazione generale di ciò che ci si può aspettare dal futuro può ancora valere come indicazione generale.
La maggioranza degli intervistati, infatti, affermava che al termine della pandemia ci sarebbe stata una “nuova normalità”. Oggi, forse, ci sono un po’ più di disillusi, perché il tempo che passa senza significativi miglioramenti certo non aiuta la fiducia, ma la speranza che il futuro ancora possa essere, se non migliore, “diverso” da ciò a cui si era abituati in passato, resta.
Sicuramente sarà aumentata la percentuale (a gennaio intorno al 22%) di chi non vede prospettive per il futuro, perché la fatica che si somma alla fatica non può che peggiorare le sensazioni ci chi già fatica a trovare un motivo di fiducia.
Allora come oggi non è cambiato, invece, il primo pensiero nella mente degli italiani: il benessere della propria famiglia. Perché se c’è una cosa che la pandemia ha dimostrato è quanto la forza degli affetti più cari, di chi condivide (pure troppo…) la vita di tutti i giorni, sia fondamentale. Non a caso oltre la metà degli intervistati aveva dichiarato che proprio il nucleo famigliare sarebbe stato ciò su cui investire per assicurare la coesione sociale tra i cittadini.
Di contro, le risposte al sondaggio hanno riscontrato una particolare difficoltà di “isolamento sociale” da parte delle persone nella fascia d’età tra 35 e 64 anni, ovvero i lavoratori con figli, piccoli o adolescenti e che, magari, nel contempo, hanno genitori anziani da accudire. Situazioni già di per sé difficili da gestire, cui la pandemia e il lockdown sicuramente non hanno giovato.
Però, ancora una volta, sono situazioni in cui la forza per andare avanti è arrivata proprio dalla famiglia, capace di muovere il cuore e l’attenzione delle persone oltre le fatiche e oltre gli ostacoli. Con la certezza che proprio da qui si potrà ripartire.
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