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La serenata alla moglie, le note in corsia e, ora, l’inno per il “suo” ospedale

Stefano Bozzini aveva commosso il mondo suonando la serenata sotto le finestre dell’ospedale in cui era ricoverata la moglie. Poi, malatosi anche lui, ha continuato a suonare per gli altri pazienti

A fine febbraio, a Castel San Giovanni (Piacenza) si è tenuta una cerimonia in occasione del primo anniversario della destinazione d’uso dell’ospedale ai malati Covid, prima struttura in Italia a essere interamente dedica ai pazienti di questa malattia. Dopo la consegna di una targa da parte del sindaco Lucia Fontana al personale sanitario, sono risuonate le note dell’Inno di Mamelli, suonate da una fisarmonica speciale: quella di Stefano Bozzini.

La serenata che commosse il mondo

La storia di questo alpino di 81 anni era diventata famosa nel mondo nel mese di novembre scorso, quando le immagini della sua serenata sotto le finestre di quello stesso ospedale, dove era ricoverata la moglie, avevano commosso tutti.
Quella serenata, purtroppo, non bastò a far guarire la donna, deceduta per Covid qualche tempo dopo.

Queta storia, già di per sé commovente, però, però in serbo ancora delle pagine da scrivere e… da suonare. Lo stesso Bozzini, infatti, si è successivamente ammalato ed è stato a sua volta ricoverato nella struttura di Castel San Giovanni. Qui, non appena le condizioni di salute glielo hanno permesso, ha chiesto ai figli di portargli l’amato strumento e ha iniziato a suonare in corsia per gli altri malati.
“A volte – ha dichiarato l’alpino al quotidiano Libertà di Piacenza – mentre suono qualcuno entra nella stanza, accenna un passo di danza e poi se ne va”.

Note d’amore e di riconoscenza

Un gesto che certo non è servito a sconfiggere la circolazione del virus, ma senza dubbio ha regalato un momento di umanità e di allegria tanto ai malati quanto al personale del nosocomio.
Più che giusto, quindi, che sia stata proprio la fisarmonica di Stefano Bozzini a innalzare le note dell’inno italiano al termine di una cerimonia così significativa per l’ospedale di Castel San Giovanni, che di quelle note è stato teatro.

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