15 giorni fa, il 22 febbraio 2021, moriva in Congo, in un attentato, l’ambasciatore Luca Attanasio. Su La Stampa è uscito un sentito ricordo di Mauro Battocchi, ambasciatore d’Italia in Cile e amico di Attanasio

All’indomani dell’attentato che il 22 febbraio 2021 ha spento la vita di Luca Attanasio, sono stati tantissimi gli articoli di giornale che non solo hanno ricostruito la vicenda, ma hanno anche sottolineato l’umanità dell’ambasciatore italiano in Congo. Come sempre accade, purtroppo, con il passare dei giorni altre notizie e altri pensieri hanno allontanato i riflettori dalla vicenda, per questo, a due settimane dalla sua morte, vale la pena, invece, tornare a soffiare sul fuoco della memoria, per non far scendere l’oblio su una figura il cui ricordo è rimasto fortemente impresso nella mente di tutti coloro che hanno avuto la possibilità di conoscerlo.
Il ricordo di Mauro Battocchi
Tra questi c’è anche Mauro Battocchi, ambasciatore l’Italia in Cile, di 10 anni più anziano di Attanasio e da 17 anni unito a lui da una sincera amicizia, che ha affidato al quotidiano La Stampa un sentito ricordo dell’amico.
Batocchi inizia la sua “lettera” dipingendo l’immagine di Luca Attanasio, morente, sorretto da un soccorritore. Ma questo flash ben presto lascia spazio ai ricordi più personali di quell’amico “pensatore fuori dagli schemi, entusiasta contagioso, ottimista trascinatore con cui confrontarmi, si trattasse di vita personale, sfide professionali, riflessioni sul mondo o semplicemente per una grassa risata, quando ce n’era più bisogno”.
Batocchi ripercorre la nascita del loro rapporto, cominciato con l’arrivo di Attanasio alla Farnesina nel 2004, quando si presentò con grande umiltà lasciando subito intendere come “la famiglia, la parrocchia, l’ambiente limbiatese lo avessero formato nella cultura del fare e del servire la comunità”.
Luca, ricorda l’amico, fin da subito è stato in grado di mettersi in luce per le sue capacità. Sapeva guardare ai problemi in maniera non convenzionale. “Ogni vincolo diventava per lui un invito a scoprire modi nuovi di affrontare la questione. Gli dava fastidio chi pensava alle difficoltà per rimanere immobile. La carica di energia e il buon umore che metteva nel lavoro trascinava in avanti chi lo circondava e dava a tutti una spinta per fare meglio e di più”.
Un percorso di vita e di missione
In quegli anni l’amicizia tra i due crebbe, Luca Attanasio scelse, nonostante qualche dubbio personale, di proseguire il suo lavoro al Ministero e accolse con grande soddisfazione la promozione a luglio 2020 a Consigliere di Ambasciata.
Batocchi ne ha sempre seguito il lavoro: “Da Berna a Casablanca, da Abuja a Kinshasa. Un cammino pieno di risultati straordinari e tangibili… Fino al lavoro a fianco dei missionari e dei volontari italiani nelle foreste del Congo”.
“Attanasio – continua Battocchi – ha lasciato dietro di sé una scia di riconoscenza e ammirazione quasi incredula in tutti coloro che ha potuto assistere lungo il cammino. Generava con progressione geometrica una legione di nuovi amici, fan e persone che gli volevano bene”. Un impegno che non per nulla gli valse il Premio Nassirya per la Pace.
Un lascito da non dimenticare
Il lungo ricordo continua sottolineando la forza di spirito di Attanasio, la sua empatia, la sua capacità di non arrabbiarsi mai con nessuno, di condividere tutto con gli altri. “In controluce – tiene a sottolineare Battocchi – la sua serenità d’animo e la sua equanimità lasciavano trasparire una profonda fede religiosa. Non ne parlava mai. Cercava di sviare l’attenzione, col suo acuto senso dell’autoironia, da quella sua straripante realtà interiore”. Ed è a quella stessa speranza e quella “luce che Luca ha portato dentro di sé nel corso della sua esistenza” che Battocchio si aggrappa, congedandosi dall’amico con le parole della collega Federica Cattoi: “Forse si può provare a farlo rivivere. Anch’io potrei vivere un po’ come hai fatto tu. Una parola, un gesto, un’iniziativa innovativa, volti a un bene più grande. Così so che la tua eredità è stata anche per me, nel mio piccolo: lo prometto, vivrò di più. Grazie Luca.”
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