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Covid. L’esplosione della povertà: il grido dei poveri

La comunità internazionale si è posta il 2030 come termine ultimo per l’eliminazione della fame e della povertà nel mondo: è un obiettivo ancora raggiungibile? 

“Fratelli tutti: un’enciclica oltre il tempo della crisi”, questo il titolo di un importante seminario svoltosi nei giorni scorsi a Roma, presso la Pontificia università Lateranense.

Ad organizzarlo la Missione permanente di osservazione della Santa Sede presso Fao, Ifad e Wfp, il Forum Roma delle ong di ispirazione cattolica e la stessa università.

A darne notizia è l’Osservatore Romano, che ha pubblicato tra le sue pagine l’intervento di Fernando Chica Arellano, osservatore permanente presso le organizzazioni e organismi delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, con il quale si sono conclusi i lavori.

Ne riproponiamo di seguito alcuni stralci.

Solamente mettendo a modello della nostra vita il Dio fatto Uomo, che ci ha salvati svuotando sé stesso, impareremo a “farci altri”

Credo fortemente che, in primis, questa nuova enciclica richiami ciascuno di noi a un necessario e autentico ritorno a Dio. Sono convinto che questa sia la giusta chiave di lettura per dare significato ai termini «fraternità e amicizia sociale», a cui lo scritto pontificio si ispira.

Il Santo Padre lo afferma nel secondo capitolo della lettera enciclica, quando narra la parabola del buon Samaritano, in particolar modo laddove afferma lo stretto legame che c’è tra un’autentica apertura a Dio e la rinnovata attenzione ai fratelli (n. 74 ss.).

Tale concetto è stato espresso con ancor più chiarezza dal Santo Padre Francesco, lo scorso 20 ottobre, nell’omelia tenuta in occasione dell’Incontro di preghiera per la pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, in cui riprendendo le parole di Benedetto XVI al termine della Via Crucis (21 marzo 2008) «la croce ci rende fratelli», egli ha sostenuto apertamente che, solamente mettendo a modello della nostra vita il Dio fatto Uomo, che ci ha salvati svuotando sé stesso, impareremo a “farci altri”, ad andare cioè incontro al prossimo e alle sue necessità.

Questa è la base da cui partire per aspirare all’imprescindibile riconoscimento dell’uguale dignità umana e al conseguente cambiamento nei cuori, nelle abitudini e negli stili di vita di ciascuno di noi (cfr. Fratelli tutti, n. 166; Laudato si’, nn. 5 e 202). Si tratta di abbandonare la costante tendenza all’individualismo che spesso ha il sopravvento e ci porta a chiuderci nell’immanenza del nostro io, del nostro gruppo di appartenenza, dei nostri interessi meschini.

Le relazioni tra Stati devono essere eticamente fondate

Tale concetto vale sia nella dimensione interpersonale, che in quella internazionale: la fraternità significa anche che le relazioni tra Stati devono essere eticamente fondate (cfr. Fratelli tutti, n. 126; Laudato si’, n. 51) e devono essere ispirate dall’autentica ricerca del bene comune, di ogni essere umano, in particolare di quelli più vulnerabili, affinché nessuno venga lasciato indietro.

Questo significa che ogni Paese è corresponsabile della creazione di un ordine mondiale giuridico, politico, economico e sociale in cui ci sia più collaborazione internazionale, orientata all’assistenza concreta di coloro che hanno più bisogno e allo sviluppo dei Paesi poveri, in modo che l’intera famiglia umana possa aspirare alla libertà dalla fame, dalla povertà, dalle guerre, dalle ingiustizie.

Questo concetto assume un significato ancor più rilevante oggi, quando la pandemia di covid-19 ha messo in forte crisi i sistemi sanitari, economici e sociali di tutti gli Stati che compongono la comunità internazionale, ha aumentato il numero delle persone che lottano contro la fame e l’insicurezza alimentare, che non hanno accesso ad acqua pulita e cibo nutriente, ma ancora una volta ha inflitto i colpi più duri alle persone che erano già povere, affamate, assetate, ai margini delle nostre strade.

Ciò che accumuliamo e sprechiamo è il pane dei poveri

Purtroppo, in alcune parti del mondo, tonnellate di cibo continuano a essere gettate via ogni giorno. Sebbene gli attuali livelli di produzione alimentare siano più che sufficienti per nutrire la popolazione mondiale, il cibo non è dove dovrebbe essere e uno su nove non ha accesso ai pasti quotidiani.

Non possiamo rimanere indifferenti

Il Santo Padre, nella Fratelli tutti, ci chiama nuovamente all’azione, nella consapevolezza che se il grido di aiuto proviene da un nostro fratello, non possiamo rimanere indifferenti, proprio perché in lui c’è il riflesso di Dio che per primo ci ha amato di un amore incondizionato. Dobbiamo darci da fare. La comunità internazionale si è posta il 2030 come termine ultimo per l’eliminazione della fame e della povertà nel mondo e noi dobbiamo fare tutto il possibile perché la volontà politica di tutti gli Stati non tardi ad arrivare e si raggiungano questi obiettivi ambiziosi.

L’umanità deve farsi prossima ai fratelli bisognosi, deve investire più energie nell’edificazione di relazioni di amicizia piuttosto che di diffidenza; nella promozione della pace e non in venti di guerre; nella facilitazione di progetti di sviluppo e non di commercio di armamenti.

È questo l’auspicio che aveva espresso san Paolo VI , nel 1964, vedendo i volti di tanti poveri indiani giunti a Bombay per il Congresso eucaristico, quando manifestò il desiderio che venisse costituito un fondo mondiale, per mettere a disposizione le somme destinate in armamenti a progetti di sviluppo e sovvenzione dei popoli che si trovavano in necessità.

Papa Francesco ha sapientemente ripreso questa idea nella Fratelli tutti (n. 262) e l’ha richiamata nel messaggio per la Giornata mondiale dell’alimentazione 2020, a conferma del fatto che contro la fame non servono esercizi di retorica e parole vuote, ma fatti, iniziative concrete, progetti da implementare. È con questo spirito che dobbiamo leggere questa nuova lettera enciclica. Proprio ora che ci troviamo a vivere una crisi senza precedenti, siamo chiamati a cercare delle soluzioni ancor più innovative, che difendano in modo effettivo l’inalienabile dignità di ogni essere umano e salvaguardino la nostra casa comune.

 

 

 

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