Per il periodo gennaio-ottobre 2020, celebrati circa 85 mila matrimoni, a fronte dei 170 mila nei primi dieci mesi del 2019 e dei 182 mila nello stesso intervallo del 2018.
In attesa del rapporto definitivo Istat sul bilancio demografico 2020, il professor Gian Carlo Blangiardo, ha reso noti i primi riscontri, ancora provvisori, su natalità, mortalità, emigrazione e unioni matrimoniali, dell’anno appena trascorso, tracciando un quadro tutt’altro che confortante.
Unioni matrimoniali in drastico calo
In base ai dati disponibili, per il periodo gennaio-ottobre 2020, si calcola siano stati celebrati “circa 85 mila matrimoni, a fronte dei 170 mila nei primi dieci mesi del 2019 e dei 182 mila nello stesso intervallo del 2018. La variazione negativa del numero di matrimoni è stata nel complesso del 50,3%, rispetto al 2019, ma il calo raggiunge la punta del 69,6% se ci si limita a quelli religiosi – si legge nel documento – Questi ultimi rappresentavano il 49,5% del totale delle unioni nei primi dieci mesi del 2019 (erano il 51,8% nello stesso periodo del 2018) e sono scesi al 30,3% nel 2020”.
Da cosa può avere origine questa contrazione così importante?
Sicuramente molte coppie a causa delle limitazioni dovute al coronavirus che hanno stabilito “strette” sul numero degli invitati, sul pranzo e sulla possibilità di celebrare “il giorno più importante” come si è sempre sognato, hanno preferito rimandare la data delle nozze.
Ma quesito nel quesito è come mai si rilevi un drastico calo soprattutto dei matrimoni celebrati in Chiesa, passati dal 51,8 dei primi 10 mesi del 2018 al 30,3% del 2020.
La domanda se la pone anche il web magazine La Nuova Bussola Quotidiana, che in un articolo ipotizza: non sarà forse perché, in alcuni casi, chi si sposa in Comune possiede “una propensione ad assegnare minor valore al matrimonio, inteso come mera formalità da esplicarsi dopo anni di convivenza. Dunque, poca o tanta gente, o che si mangi o non si mangi al ristorante poco importa. Tale indifferenza verso questi aspetti potrebbe essere rivelatrice non della coscienza di cosa sia essenziale nel giorno della celebrazione del matrimonio e di cosa sia invece accessorio, ma del giudizio secondo il quale il matrimonio stesso non sia essenziale. Quindi chi se ne importa degli invitati e del pranzo? Di contro, tra coloro che scelgono il rito in chiesa c’è un folto gruppo che crede che i festeggiamenti con tanti amici e parenti siano il cuore del giorno delle nozze. Nel primo caso non si dà importanza al matrimonio in sé, nel secondo caso si fraintende il significato profondo del matrimonio e quindi, di conseguenza, si assegnano a certi aspetti accessori del giorno delle nozze un ruolo essenziale”.
L’aumento delle unioni civili è la cartina di tornasole di un trend laicista
Ma se come avverte il professor Blangiardo il calo radicale dei matrimoni potrebbe contribuire ad aggravare il calo di natalità anche nell’immediato futuro: “stante la persistente diffusione delle nascite provenienti da coppie coniugate (pari a 2/3 del totale secondo i dati del 2019)”. Il calo delle unioni religiose e l’aumento delle unioni civili potrebbe essere, come sottolinea La Nuova Bussola Quotidiana: “una cartina tornasole di ciò che ci aspetta in futuro, prelude a un trend laicista in tutti gli ambiti eticamente sensibili. Più vite che si spegneranno nel ventre materno e più vite che si accenderanno nelle provette, più pilloline per non rimanere incinta, più lavoro per gli avvocati divorzisti, più spine staccate al nonno moribondo, più relazioni gaie. Più buio”.
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