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La famiglia è il pilastro dell’uomo ma la società e la pandemia non l’aiutano

Il 60% delle famiglie di oggi è composto da una, massimo due persone, ma la pandemia ha dimostrato come la famiglia sia una risorsa irrinunciabile che va salvaguardata.

La pandemia ha ulteriormente confermato che la famiglia è il primo luogo di custodia e di tutela dell’umano, e insieme una risorsa irrinunciabile di coesione sociale e di responsabilità verso il bene comune: un capitale sociale praticamente impossibile da sostituire – così commenta Famiglia Cristiana rendendo noto il  Rapporto Cisf 2020, dedicato alla famiglia nella società post-familiare.

 Eppure, come sottolinea il rapporto, la relazione tra società e famiglia al giorno d’oggi è tutt’altro che semplice. La società in cui viviamo con tutte le sue sfumature sociali, culturali ed economiche non le è di certo amica, non favorisce i suoi legami.

“Le famiglie tendono a farsi norma a sé stesse, comportandosi secondo valori e norme fuori del controllo sociale regolato da un ordine pubblico – sottolinea Famiglia Cristiana riportando le parole di Pierpaolo Donati nel report – Lo si può chiamare anche “privatizzazione”, a patto di non considerarlo come una scelta autodiretta delle persone, ma come il prodotto di potenti forze economiche che vengono legittimate da legislazioni e prassi giudiziarie che vanno a rimorchio del mercato”.

 Nella società di oggi la famiglia sembra essere diventata solo una delle molteplici scelte possibili. I legami permanenti sembrano rappresentare una decisione contro corrente. Ciò che veramente conta è “l’individuo”. Così i legami si sfilacciano e divengono transitori e più fluidi.

Il risultato?

Famiglie sempre più composte da una o due persone al massimo. Il report parla del 60% dei casi – riporta Famiglia Cristiana – genitori singoli,  sempre meno nascite con un conseguente invecchiamento della popolazione italiana. Giovani più penalizzati nella loro volontà di divenire autonomi e nella progettualità di voler “fare famiglia” e di certo la pandemia non aiuta.

La necessità di “isolamento” ha separato le famiglie, lasciando le persone anziane più sole e vulnerabili, ha allontanato genitori e figli non conviventi, ha soffocato tutte quelle situazioni di disagio familiare che solo attraverso la scuola e gli altri presidi sociali potevano emergere per essere risolti.

Cosa fare quindi? Occorre fornire maggiore sostegno alle famiglie

“La capacità dell’Italia di ripartire dovrà essere misurata non solo dai punti di Pil o dai posti di lavoro che riusciremo a rigenerare (fondamentali, peraltro)- conclude Famiglia Cristiana-  ma anche dalla reale capacità di sostenere le famiglie e le loro relazioni: quel tessuto connettivo insostituibile, quella microfibra sociale che tiene insieme un popolo, che le famiglie quotidianamente tessono con pazienza, fatica e tenacia. E che rimane insostituibile per l’equilibrio e la stabilità sociale ed economica del Paese”.

 

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