“Benedire, nascere, trovare”: tre verbi da meditare per una “buona” accoglienza adottiva e affidataria
Nella sua prima omelia in occasione della solennità di Maria Santissima Madre di Dio, letta dal segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, Papa Francesco formula da un lato l’augurio di poter incontrare Maria e grazie a lei accogliere e conoscere Dio che si rivela in Gesù, dall’altro l’invito a prendersi cura degli altri e la speranza di una rinascita per l’umanità.
Tre sono le direttrici della meditazione proposta dal Papa il quale riprende tre verbi dalla liturgia della Parola: benedire, nascere e trovare.
“Benedire”, ha spiegato Papa Francesco, non intende essere una pia esortazione, ma una precisa richiesta: «è importante che anche oggi i sacerdoti benedicano il Popolo di Dio, senza stancarsi; e che pure tutti i fedeli siano portatori di benedizione, benedicano. Il Signore sa che abbiamo bisogno di essere benedetti: la prima cosa che ha fatto dopo la creazione è stata dire bene di ogni cosa e dire molto bene di noi».
La benedizione di Dio entra nella vita di ciascuno ogni volta che si apre il cuore a Gesù, l’invito è ad accogliere Maria, poiché è lei che «ci porta la benedizione di Dio», attraverso di lei si viene benedetti, ma si impara anche a benedire, perché è Maria ad insegnare «che la benedizione si riceve per donarla»: «Anche noi siamo chiamati a benedire, a dire bene in nome di Dio. Il mondo è gravemente inquinato dal dire male e dal pensare male degli altri, della società, di sé stessi. Ma la maldicenza corrompe, fa degenerare tutto, mentre la benedizione rigenera, dà forza per ricominciare».
Di fronte alle gratuite maldicenze e calunnie che in tema di adozione e affido in questi ultimi anni hanno tentato, anche in modo diffamante e squallido, di screditare decenni di accurato impegno per assicurare una famiglia ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare; di fronte ai diversi tentativi di inquinare la bellezza e la non surrogabile esclusività dell’accoglienza familiare tramite altre forme di ospitalità; davanti ai reiterati tentativi di manipolazione dell’adozione tesi a piegarne il profilo a favore di un presunto “diritto avere figli” con la subordinazione dei bambini a favore di adulti desiderosi di essere ad ogni costo genitori, occorre proseguire con rinnovato slancio e rigenerata passione nel servizio ai bambini abbandonati o che necessitano di allontanarsi temporaneamente dalle proprie relazioni familiari affaticate o fragili: si tratta di avere il privilegio di prendersi cura di loro, dell’infanzia abbandonata e vulnerabile, di cui si coglie e tutela la dignità filiale mentre si accompagnano le preziose disponibilità di molte famiglie ad incontrarli, accoglierli e amarli, senza se e senza ma.
Oltre alla rilevante responsabilità del variegato mondo della comunicazione e dei social media per “dire bene” della specificità dell’accoglienza familiare, descrivendo con onestà e sincerità, narrando la sua bellezza senza nasconderne affaticamenti e rischi di questa positiva esperienza genitoriale, ricordiamo anche l’importanza di una semplice “benedizione” dell’accoglienza adottiva, proposta a livello ecclesiale dall’associazione La Pietra Scartata e dal movimento Ai.Bi. Amici dei Bambini.
Celebrato da diversi anni dalle famiglie di alcune diocesi, il “Rito di benedizione” rappresenta un’opportunità, un emblematico momento liturgico, costituito da gesti e parole, capace di esprimere e testimoniare il senso di un’adozione che riconosce e rispetta la dignità filiale mentre vive l’accoglienza come dono – non come pretesa o presunto diritto -, come una delle forme generose della fecondità coniugale: non conquista e neppure sacrificio dovuto, ma libera scelta di dedizione di chi si prende cura di un bambino abbandonato per evitare che pensi di essere uno sbaglio, di non valere niente e di non avere altra chance nella vita che restare solo e abbandonato, è un autentico gesto d’amore. Una benedizione per esprimere e affermare una scelta che rigenera e rilascia energie per proseguire con fiducia e speranza nel cammino della vita.
“Nascere” è il secondo verbo considerato da Papa Francesco. Il Figlio di Dio è proprio «nato da donna», come ogni essere umano, «dopo nove mesi nel grembo della Madre, dalla quale si è lasciato tessere l’umanità». È grazie alla sua libera disponibilità che «Maria ci unisce a Dio, perché in lei Dio si è legato alla nostra carne e non l’ha lasciata più», è lei che è «ponte tra noi e Dio»: «Attraverso Maria incontriamo Dio come Lui vuole: nella tenerezza, nell’intimità, nella carne. Sì, perché Gesù non è un’idea astratta, è concreto, incarnato, è nato da donna ed è cresciuto pazientemente. Le donne sono concrete e sanno tessere con pazienza i fili della vita. Quante donne, quante madri in questo modo fanno nascere e rinascere la vita, dando futuro al mondo!».
Come non pensare in questa occasione alle tante mamme adottive o affidatarie che hanno saputo tessere con pazienza, giorno dopo giorno, nuove trame di speranza nella vita dei loro bambini accolti quali autentici figli anche se non da loro partoriti, facendo germogliare serenità nei loro cuori e rinascere il sorriso nei loro occhi, capaci così di guardare con rinnovata fiducia al futuro?
L’esperienza di Maria indica che «il primo passo per dare vita a quanto ci circonda è amarlo dentro di noi». Se il bene nasce da un cuore pulito, allora si deve «custodire la vita interiore, la preghiera». Il cuore va educato «alla cura, ad avere care le persone e le cose», occorre infatti prendersi «cura degli altri, del mondo, del creato», poiché «se non ce ne prendiamo cura», la conoscenza di persone e cose resta vuota e sterile: «oltre al vaccino per il corpo, serve il vaccino per il cuore: è la cura. Sarà un buon anno se ci prenderemo cura degli altri, come fa la Madonna con noi».
Un questo gesto richiamato anche nell’Angelus dallo stesso Papa Francesco mentre invitava ad osservare il presepe con Maria impegnata a custodire Gesù bambino tra le sue braccia, prendendosene premurosamente cura, senza limitarsi a fissarlo adagiato nel fieno della sua improvvisata culla. Icona cui guardano tante mamme e tanti papà in attesa di adozione mentre abbracciano anche con le loro preghiere i loro figli che ancora non conoscono, ma di cui si prendono intimamente già cura.
“Trovare” è il terzo e conclusivo verbo della meditazione. I pastori trovarono Maria con Giuseppe e il bambino, una “semplice famiglia”, nella quale furono in grado di cogliere “Dio che è grandezza nella piccolezza, fortezza nella tenerezza”. Tuttavia nessuno trova Dio come se fosse nascosto o sottratto al suo segreto, lo si può incontrare proprio perché si è donato, rivelato, anticipando e suscitando l’esito di una ricerca che nell’avvento è giustamente rappresentata da un’attesa non passiva: “anche noi non avremmo trovato Dio se non fossimo stati chiamati per grazia. Non potevamo immaginare un Dio simile, che nasce da donna e rivoluziona la storia con la tenerezza”. È dunque “per grazia” che lo possiamo trovare, scoprendo così la grazia del perdono “che fa rinascere”, la sua consolazione che “accende la speranza” e la sua presenza che “dona una gioia insopprimibile”.
Se abbiamo trovato un Dio con tale identità e simili intenzioni, non dobbiamo perderlo di vista: come nelle autentiche storie d’amore, anche «il Signore, infatti, non si trova una volta per tutte, ma va trovato ogni giorno». Per questa ragione è indicata anche per ognuno di noi la dinamica che muove i pastori i quali, raggiunti dall’annuncio e convocati, «“andarono senza indugio, trovarono, riferirono, se ne tornarono glorificando e lodando Dio”. Non erano passivi, perché per accogliere la grazia bisogna restare attivi».
Questo inizio d’anno, siamo invitati quindi «a trovare tempo per qualcuno»: «Il tempo è la ricchezza che tutti abbiamo, ma di cui siamo gelosi, perché vogliamo usarla solo per noi. Va chiesta la grazia di trovare tempo per Dio e per il prossimo: per chi è solo, per chi soffre, per chi ha bisogno di ascolto e cura».
Solitudine, abbandono, sofferenza, bisogno di ascolto e di premure … questi alcuni dei tratti ben noti del profilo dell’infanzia abbandonata o in difficoltà familiare cui, anche nel 2021, molte famiglie consacreranno l’intera propria vita e tanti dedicheranno le loro migliori energie: «la Madonna, che ha portato Dio nel tempo», aiuti tutti a donare … chi la vita, chi le competenze, chi le professionalità, chi un po’ di tempo, chi un semplice gesto, restituendo a tutti il senso alla propria e altrui esistenza posta al servizio dei bambini il cui sguardo ci scruta alla ricerca di una sorridente accoglienza, di una premurosa cura, di scrupolose attenzioni, di sincero ascolto per ritrovare il gusto di essere figli, figli amati.
Gianmario Fogliazza
Centro Studi La Pietra Scartata
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