Il racconto di Laura Coccia, ex atleta paralimpica e parlamentare, sul rapporto di suo figlio con la sua “spider”
#DiversamenteMamma è l’hashtag scelto da Laura Coccia, già parlamentare e atleta paralimpica (è affetta da tetraparesi spastica a causa di un morbo contratto dopo la nascita) che ha partecipato ai Campionati europei nel 2005 e ai Campionati araboafricani open di Tunisi nel 2008, per raccontare, a partire da settembre 2019, il suo percorso tra maternità e disabilità. Su L’Osservatore Romano, Laura ha raccontato con una tenera testimonianza, il rapporto di suo figlio, Giacomo, con la carrozzina della mamma, che lei stessa ha definito “la mia spider”. “Ho iniziato ad usare la carrozzina da passeggio a undici anni – racconta nell’articolo – (…). Ogni volta che salivo sulla mia spider dovevo fare i conti con lo stigma di una società che vede gli spastici in particolare come persone con deficit intellettivo relazionale, quindi, smettevano di parlare direttamente con me, guardando il mio accompagnatore mentre rispondevano alle mie domande”.
“Durante i mesi di gravidanza – prosegue – abbiamo incontrato tantissimi stereotipi che ci hanno fatto molto ridere: persone che non mi avevano mai visto prima che erano convinte che fossi ‘semplicemente ingrassata’, o se Luca (il marito, ndr) fosse mio fratello, se abitassimo insieme e altre curiosità che abbiamo raccontato con un video molto popolare sui social. Poi c’erano le donne incinte come me che se mi incontravano ed io ero seduta iniziavano a chiedermi del bambino, se mi incontravano ed ero in piedi avevano uno sguardo interrogativo che affogavano in un imbarazzato silenzio davanti alle mie semplici domande. La disabilità fa paura. Spaventa perché non si conosce e non si sa come relazionarsi, manda in confusione e impedisce di andare oltre le convenzioni sociali e i pregiudizi”.
“Ora che mio figlio ha quasi nove mesi – dice – ha iniziato la scoperta del mondo e della casa, di tutto ciò che lo circonda. Nel suo girovagare ha trovato anche la mia compagna di avventure e ha iniziato a studiarla, come ha fatto con le casse dell’acqua, lo specchio, il lettino e i suoi libri, come un oggetto qualunque. È bellissimo osservarlo: studia le ruote piccole, il poggiapiedi, i raggi delle ruote grandi, li segue scorrendo sopra la mano, fino a raggiungere la barra per spingere e, soddisfatto, si tira su in piedi, esattamente come fa nel lettino, con il tavolinetto basso o con il divano. Non vede differenze, perché in realtà non ci sono: sono tutti oggetti utili per osservare il mondo dall’alto, se invece sono a bordo è un modo per farsi prendere in braccio. Punto. Ogni tanto penso a cosa rispondere quando mi chiederà ‘mamma, perché tu cammini così?’, perché non potrò nascondermi come fanno gli altri genitori dietro a un «te lo spiego dopo!», perché per lui quella sarà una domanda esistenziale, esattamente come ‘come sono nato?’. Allora, gli racconterò della sua mamma e della fretta che ha avuto di conoscere il mondo e del brutto virus che ha dovuto sconfiggere, ma che ha lasciato un ricordo indelebile nel suo modo di camminare. Ma forse non me lo chiederà mai, perché la sua mamma è bionda, atleta e disabile”.
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.


