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Coronavirus. Parliamo ai nostri figli della morte partendo dalla fede. In modo naturale e con il cuore

Purtroppo il coronavirus ha portato via una persona molto cara alla nostra famiglia, lasciandoci tutti nello sconforto. Soprattutto mia figlia, che per la prima volta si è trovata ad affrontare la morte di una persona a lei vicina. Mi fa molte domande e sono incerto su come trattare con lei questo argomento.

Cosa mi consigliate?

Grazie Paolo

Caro Paolo,

l’emergenza sanitaria ci ha messo di fronte con forza all’evento della morte.

Spesso la società di oggi cerca di fuggire dal pensiero della caducità della vita. Ma gli ospedali pieni. Le persone care che purtroppo hanno dovuto affrontare la malattia e che in alcuni casi non ce l’hanno fatta. Le tristi immagini dei corpi scortati dalle forze armate durante la prima fase dell’emergenza, ci hanno ricordato e ci ricordano tutt’oggi come la morte, sia presente ogni giorno accanto a noi e di come faccia parte della vita.

L’atteggiamento che potremmo avere nei suoi riguardi potrebbe essere di ansia, psicosi, terrore. Ma per chi crede, è più facile accostarsi ad essa e al suo pensiero con serena speranza, quella della vita eterna.

Come fare a spiegare ai nostri figli, che magari per la prima volta hanno a che fare con la mancanza di una persona cara, cos’è la morte?

Per rispondere a questo quesito possiamo prendere spunto da un’intervista realizzata da Aleteia a Germán Menéndez, chimico e professore di Scienze, che ha sconfitto il coronavirus a marzo e durante il suo ricovero in ospedale, in terapia intensiva, ha avuto il tempo di approfondire la sua fede.

“Bisogna preparare la morte perché significa preparare la vita. La morte è solo un passo nella vita di un cristiano, che non toglie la paura di quel momento, ma gli dà un senso” dichiara German Menéndez ad Aleteia.

Secondo il professore, per parlare di morte ai più piccoli occorre utilizzare un linguaggio chiaro e delle parole semplici.

Si legge su Aleteia:

1.“La prima cosa è dare un senso alla morte. La vita non finisce, si trasforma.
2. Bisogna parlare loro partendo dalla fede, spiegando l’annuncio cristiano. Questo anelito alla pienezza esiste ed è reale.
3. Si deve far capire loro che la morte è uno stadio intermedio e che la persona continuerà a esistere perché noi che crediamo alla Resurrezione non moriamo.
4. Bisogna evitare di adornare la cosa con messaggi formali e infiorettature, rispondendo in modo naturale e con il cuore”.

Caro Paolo, i genitori vorrebbero proteggere i loro piccoli da tutte le sofferenze del mondo, ma riflettiamo un attimo. È sempre proprio così corretto? Secondo German Menéndez, riporta Aleteia, : “Un figlio educato senza il dolore o la responsabilità è un figlio vuoto”.

Parliamo apertamente ai nostri figli. Aiutiamoli a capire e ad affrontare il dolore e proviamo, in questo periodo di difficoltà e sofferenza a mettere in pratica nella nostra vita di tutti giorni alcune regole che  Aleteia suggerisce per cercare di intravedere un po’ di luce.

  1. Evitare la sovra informazione, l’intossicazione dell’informazione nei mezzi di comunicazione.
  2. Curare la nostra vita spirituale e di preghiera, senza lasciarci sopraffare dalla situazione, perché come dice la Parola di Dio in Matteo ‘a ogni giorno basta la sua pena’.
  1. Curare i rapporti familiari e di amicizia. Trascorrere più tempo con i nostri cari e impiegare con loro tempo di qualità ora che dobbiamo stare più tempo a casa. Fare attenzione agli altri.
  1. Portare tutte le nostre preoccupazioni nella preghiera. Il Signore ci ricorda che le cose non dipendono da noi. San Matteo ci ricorda anche: ‘Non temete, voi valete più di molti passeri’.

Caro Paolo, le siamo vicini e qualora abbia voglia di approfondire l’argomento ci scriva a redazione.lapietrascartata@aibi.it.

La Redazione

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