Salta al contenuto Skip to sidebar Skip to footer

Affido. A volte tornano dai papà

E quando ci è sembrato di essere in dirittura d’arrivo, quasi tutto pronto per il rientro da papà di Lucia, ecco il Covid!

Lucia è entrata in casa nostra tre anni fa, frequentava la seconda elementare, aveva otto anni. Il progetto d’affido che ci era stato proposto, ci è sembrato subito di senso. La mamma di Lucia aveva seri problemi legati ad una forma di depressione ormai cronica, se così si può dire. Viveva separata dal papà che, invece, i servizi hanno pensato di poter accompagnare a riaccogliere sua figlia, benché single. I servizi ci dicevano che la bambina era sveglia, intelligente, affettuosa e vivace e molto legata proprio al padre col quale aveva vissuto però molto poco.

Noi, all’epoca, eravamo una famiglia di quattro persone, i nostri figli avevano 12 e15 anni, grandi ma non ancora indipendenti… ma ce la potevamo fare! Questo è stato l’inizio della nostra storia di accoglienza. Un inizio ricco di entusiasmo. Quest’estate Lucia è tornata a vivere con il padre, siamo molto contenti perché sembra proprio che ce la stiano facendo! Tra quell’inizio e questa lieto fine c’è stato di tutto!

Assistenti sociali che cambiavano, liti tra e con i nostri figli, problemi col lavoro e di salute, Lucia con difficoltà scolastiche, … il Covid! Certo abbiamo dato filo da torcere alla pedagogista di Ai.Bi. che ci ha accompagnato, non siamo stati una famiglia facile. Il progetto è avanzato a singhiozzo, cosa che ha fatto male a Lucia ma anche a noi e ai nostri figli. Prendevamo la rincorsa e stop! Tutti fermi. Si, proprio tutti perché quando accogli in affido un bambino si diventa un tutt’uno: una famiglia, per un po’ ma una famiglia, nel bene e nel male.

Durante questi tre anni a volte siamo arrivati all’incontro con le altre famiglie affidatarie affermando che non ce l’avremmo più fatta a proseguire, ma poi qualcosa ci ha sempre spinto a tener duro: il pensiero che Lucia aveva bisogno di tornare dal suo papà, lo sperava. Quel papà che noi stessi abbiamo conosciuto quando settimanalmente gli portavamo Lucia per il week-end. Un papà certo non proprio sul pezzo da tutti i punti di vista, ma un uomo che riconoscendo i propri limiti si è impegnato sognando il momento in cui avrebbe potuto avere con sé Lucia. Un papà che chiedeva a Lucia come facesse le cose da noi per fare lo stesso (“per fare la cosa giusta” diceva lui). Un papà che per il turn over degli operatori dei servizi sociali, ha avuto momenti di rabbia nel veder saltare i programmi per raggiungere il suo obiettivo, che ha “messo il carro davanti ai buoi”, dicevano i servizi, complicando la situazione e suscitando troppe aspettative in Lucia. Ma comunque determinato nel voler diventare un papà in gamba.

E quando ci è sembrato di essere in dirittura d’arrivo, quasi tutto pronto per il rientro da papà di Lucia, il Covid!

Tutto fermo di nuovo: i servizi, il tribunale, gli incontri di Lucia col papà… tutto saltato e il rientro definitivo posticipato a data da stabilirsi. Ma il lockdown non dava altra possibilità. Anzi! Metteva in dubbio il rientro dal papà di Lucia perché la situazione difficile cambiava tutte le carte in tavola: sarebbe riuscito a gestire la quotidianità quando nemmeno la scuola era garantita?

La tensione in casa nostra è cresciuta soprattutto quando anche il dialogo con i servizi, mai facile, era diventato impossibile. Abbiamo avuto la sensazione di non sopportarci più uno con l’altro anche in famiglia. Forse è così che succede quando un figlio sta per realizzare il suo sogno e un evento imponderabile spazza via tutto.

Finito il lockdown, arrivata l’estate abbiamo accompagnato Lucia dal suo papà. È stata un’emozione immensa: la casa in ordine per accogliere la figlia, un caffè per noi come ringraziamento e un “arrivederci”. Nulla di più, ma mai nulla ci è sembrato così prezioso.

Maria e Roberto

Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.


DONA ORA